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stimerei anche necessarie, se gli esempi, cheio ho recato, di vari autori fossero il fon-damento e la ingioile di quelle regole, ingrazia delle quali io sii ho recati; ma io hointeso che le regole debbano sostenersi dase, e per la verità loro, nè per altro ho ad-dotto gli esempi, se non per dichiararle mag-giormente; al che potrebbono essi egualmenteservire, qualunque V autor ne fosse, o anchese non ne fosse autor niuno, e fossermi natiin mente così a caso. E quanto alle operede gli autori che io ho di tanto in tanto ac-cennate , io ho creduto che assai fosse accen-narle. Chi è così ospite e peregrino in opredi poesia che non sappia V Edipo essere unatragedia di Sofocle ? Chi non sa la Sofonisbaesser tragedia del Trissino , V Oreste del Ru-cellai ? E facendosi menzione di Rodrigo e diCimene, o d’Emilia e di duna, cui non ven-gono a mente le due tragedie francesi ? e l’Ulissedel Laztarini, facendosi menzione d’Eurinome o d’Agelato ? Le commedie sono ancor più note.Chi è che non sappia il Tartufo, il Misan-tropo , la Scuola delle donne, commedie tantocelebri del Moìiere? Chi è che non vogliadimostrare d’aver letto Terenzio , e di sapereche Davo era un astuto, e Menedemo unosconsolato ? Non mi estenderò a dire nè degli epici, nè de’ lirici. Chi non sa d’ Omero e di Virgilio, così grandi epici? Chi delTasso e dell’Ariosto ? Tutti oggidì voglionoaver letta l’Enriade. Cui non son noti il Pe-trarca , il Bembo, il Casa, il Chiabrera ? Iodunque non ho creduto di dover fare annotazioni