per avvisare i lettori di ciò che eglino sanno.E se alcuno pur fosse il quale di queste coseniente sapesse, fàcile gli sarebbe pigliarne in-formazione da chi ne sa.
Si maraviglieranno poi alcuni che io neiragionamenti che seguono niente abbia dettodi quello che chiamasi estro, o in più apertovolgare, furor poetico; a’ quali mi par benedi soddisfare qui ora, dicendone brevementequalche cosa, più tosto acciocché intendanoperchè io non ne abbia parlato, che per par-larne. Lasciando adwique stare quelle sentenzeantichissime che non potrebbono ora se nonfar ridere, io per me credo che V opinionedell’estimo sia nata nella mente de gli uominia questo modo. \
Volendo i poeti piacere al popolo co’ versiloro, avvisarono di dover ciò conseguire fa-cilmente, ragionando cose altissime e diffici-lissime a sapersi, come sono i consigli e ledeliberazioni de gli dii, i pensieri interni degli uomini, le mutazioni de’secoli avvenire,ed altre tali avventure, le quali non potean essiverisimilmente raccontare, se non mostravanoche qualche iddio le avesse loro manifestate,e non imitavano il parlar di coloro che cre-donsi soprannaturalmente inspirati. Così co-minciarono a fingere rapimenti d’animo, eusar forme di dire strane e maravigliose. Laqual cosa piacque al popolo, non perchè eglicredesse che fosset'o tutti i poeti veramente,inspirati, ma perchè piacque quella imitazione.E di qui venn», cre i’ io, V immaginazione del-l’estro, il qual consiste in una imitazione di