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Volume I.
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quelli che hanno Y animo per certa divinaforza soprannaturalmente agitato : e lodasi par-ticolarmente nelirici e ne gli epici, perchèi tragici e i comici folgorisi, come veggiamo,ad altra imitazione.

E dunque lestro, secondo la significazioneche ha comunemente il vocabolo , non altroche un imitazione duna certa agitazion so-prannaturale dell animo, la qual dee studiarsidal poeta, e cercarsi di bene esprimerla, nonmen che quella de gli altri affetti. E come ionon ho creduto nel miei ragionamenti di doverfermarmi a spiegare come particolarmente imi-tar debba il poeta, o gl innamorati, o glim-pazienti, o i timidi, o gli sdegnosi (che purdee, or uno , or altro, imitargli tutti J; così manco ho creduto di dover dichiararecome debbano imitarsi gl inspirati, e insegnarle regole dell estro. Per altro io cinedo beneche debba studiarsi anche lestro ; tantoattribuisco alla natura, che non vi desideriancor larte; e son dopinione, che Virgilionon meno studio ponesse in que versi ehe fecedire alla Sibilla, che in quelli ehefece direa Didone o ad Andromaca .

Son pero di quegli che per estro voglionointendere una certa facilità e prontezza chealcuni hanno a far versi; la qual facilità cre-dono venir del tutto dalla natura, e lhannoper così propria apoeti, che in niuna altraarte la riconoscono. Et allegano in esempionon pur quelli che verseggiano dimprovvisosopra qualsivoglia argomento, ^ i qiuili per lopiù son poeti mediocri, benché Cicerone lodò