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disprezzar l’arte e ridersene, come di cosa ,quanto a loro, affatto inutile. Nel che peròforte s’ingannano. Imperocché , quand’ anchefacessero quei lor sonetti e quelle loro can-zoni assai bene, chi sa però che non li fa-cessero meglio, se si ajutassero, come volevail Chiabrera, con lo studio dell’ arte. E certoio non veggo perchè la conoscenza delle fi-gure e de i luoghi, et, oltre a ciò, de icostumi e de gli affetti, giovar non debbaanche a’ lirici, benché forse più giovi e siapiù necessaria a i tragici et ai comici. Equante volte accadere che un lirico, volendoesprimere un certo costume o un certo af-fetto , si vaierà di un mezzo assai buono ; ese avesse avuto pronti alla memoria tuttiquelli che l’arte propone, ne avrebbe tro-vato un migliore ? Lo stesso dico de i luoghionde egli trarrà talvolta argomenti e prove ,e delle figure onde si adornerà ; perchè seegli avesse all’ animo gli avvertimenti del-l’arte, avrebbe ancora maggior copia d’ognicosa, e con più sicurezza sceglierebbe. Quantopoi giovar possano al poeta lirico i precettie le altre avvertenze particolari e propriedella lirica, mi rimetto al giudicio che voistessa ne farete , o ne avete già fatto , leg-gendo il mio ragionamento sopra quella spe-cie di poesia.
Ma lasciamo questo, e concediam pureche 1’ arte nulla giovi a far sonetti ed altricomponimenti simili, e giovi soltanto a fartragedie, commedie, epopeje. Io dimando,se quelli, che facendo solamente sonetti, si