fi 3 RAGION AMENTO
sostengono di far poemi più gravi, voglianoanche astenersi dal darne giudicio; perchè sevogliono astenersi anche dal darne giudicio, ioconcederò loro che poco hanno bisogno del-l’arte; ma se vorranno pure darne giudicio,e venendo lor tra le mani o commedia al-cuna, o tragedia o epopeja, vorran cono-scerne e spiegarne maestrevolmente e consicurezza tutte le bellezze e tutti i difetti, ionon so come potran ciò fare , non avendo del-l’arte conoscenza niuua. Perchè quantunquesieno esercitati in far sonetti, e per un certouso assai conoscano i pregi e le vaghezze diquel breve componimento, quante vaghezzeperò e quanti pregi convengono ad un so-netto e gli stan bene, che non starebbonbene nè converrebbono a una commedia, auna tragedia, a un’epopeja? Et al contrarioquante cose si lodano in questi poemi piùgravi che in un sonetto non si loderebbono?Le quali cose non si potranno mai conoscereda chi è soltanto esperto in far sonetti, sel’arte non gliele mostra ; senza la quale spessevolte accaderà che egli lodi grandemente unatragedia di quello, di che un sonetto, nonuna tragedia, saria da lodarsi ; e biasimi unatragedia di ciò, di che solo saria da biasi-marsi un componimento lirico. Aggiungete ,che bene spesso il difetto maggiore d’unatragedia ( e lo stesso vuol dirsi d’una com-media e d’un’epopeja ) consisterà non già inerrori che la deformino, ma in quelle bellezzeche le mancano ; delle quali non potrà ac-corgersi se non chi le abbia apprese dal-l’arte. Quelli dunque che far non vogliono