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Volume I.
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66
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66 ragionamento

perchè avvezzandogli alla compassione, che èquanto dire , a sentir dispiacere del mal degli altri, subito si vede che insegna loro lacarità vicendevole e la bontà ; siccome chi av-vezza il fanciullo a reggersi su due piedi emovere il passo , dicesi che gl insegna dicamminare; e generalmente chi avvezza luomoo altro animale a qualsivoglia esercizio , dicesiche lo ammaestra in quell esercizio. Così latragedia avvezzando gli Uomini a sentir di-spiacere del mal de gli altri, insegna loro lacompassione; della qual cosa niente è piùgiovevole al viver comune e civile. E questoè linsegnar proprio della tragedia; e non ildar precetti, spiegare la natura delle vir-, come vorrebbono alcuni chella facesse;i quali però sono in errore ; perchè sebbenesono alcune tragedie, le quali proponendo bel-lissime sentenze e regole utilissime, pare chedian lezioni, et anche di questo si lodano, noifanno però esse mai per professione, inten-dono a ciò; intendono anzi di adornarsi aquel modo e dar maggior forza a gli affetti,che è il fine loro ; vogliono render piùdotti gli ascoltanti, ma migliori; e poi si sache quei che braman lezioni, non vanno alteatro, ma alle scuole de i filosofi.

Conosciuto il fine della tragedia , sarà uf-ficio di chi voglia comporne alcuna il bendirigerla ad esso : il che acciocché meglioe più sicuramente far si possa, molti avver-timenti ci sono stati lasciati da Aristotele eda altri uomini di gran senno, e molti an-cora se ne posson raecorre da gli esempi