secondo. Crj
delle tragedie bellissime che ci restano. Deiquali avvertimenti io vi esporrò quelli chemi verranno alla memoria, mettendogli con,quel miglior ordine che io saprò e potrò ;benché ne sono alcuni i quali nascono cosìsubito dalla definizione stessa della tragedia,che par che vogliano esser proposti primad’ogni altro, senza aspettar che bordine glichiami. Comincierò dunque da questi.
E primamente è chiaro che il fatto chevuol rappresentarsi nella tragedia , dee esseregrave e doloroso ; perciocché se tale non fos-se , non ne verrebbe la compassione. E poi-ché può essere grave e doloroso più o menosecondo infiniti gradi, par veramente cheSofocle e gli altri antichissimi non abbianoavuto in ciò misura alcuna, avendo messonelle lor tragedie fatti orribilissimi e dell’ul-tima atrocità ; ed io credo che ciò facessero,perchè essendo allora il popolo di frescouscito dalla barbarie ed ancor mezzo barba-ro , non si confidarono di poterlo indurre acompassione, se non coi casi più atroci. Og-gidì essendo le nazioni, per la religione eper le leggi e costumanze loro , rendute giàda gran tempo più umane e mansuete, parche a muoverle assai meno si ricerchi ; equindi è forse che i nostri poeti di più lievidisavventure si contentano , aborrendo le grandiatrocità, e basta loro l’abbandono di un amanteper farne una tragedia ; il che quanto stiabene, non voglio che ora il cerchiamo.
È anche chiaro che il caso da rappresentarsinon altro esser potendo che un cangiamento