SECONDO. 83
studio e diligenza, non se ne possano scoprirde’ nuovi.
Essendo la tragedia, come è detto , rivoltaa movere non solo la compassione, ma an-che il timore, cercano molti, questo timorequal debba essere. I più vogliono che gliascoltanti debbano per la tragedia indursi atemere non avvenga loro un caso simile aquello che hanno veduto intervenire al pro-tagonista. All’opinion de’ quali, se ho da dirviil vero, io non saprei gran fatto accordarmi;perchè se così fosse, come dicono, qual ra-gion vorrebbe che il protagonista fosse unalto e gran signore, e tanto lontano dallacondizione degli ascoltanti, sapendosi che piùne danno a temere i casi che avvengono anostri pari ? E perchè dovrebbe V avvenimentoessere, come si vuole che sia, strano e ma-raviglioso, quando più si temono i casi fre-quenti che quelli che son tanto rari, che parmaraviglia che sieno succeduti una volta inmille anni ? Io dunque penso, che dovendola tragedia, prima di condurre il protagoni-sta all’estrema miseria, fargliene sentire l’a-spettazione per mezzo di molte angustie emolti timori, debbano queste angustie e que-sti timori farsi sentire a gli ascoltatiti altresì;acciocché, vedendo essi il protagonista intanto pericolo, per lui temano , non per lorostessi; e in ciò credo io che consista queltimore che per la tragedia vuole indursi; laqual dee avvezzar gli uomini non tanto acompatir gli altri, quanto a temere per glialtri; nè solo a sentir dispiacere della miseria