SECONDO. 85
dovrebbon prima studiare .e stabilire queimezzi e quegli artifìcii che fossero i più belli,e i più ingegnosi e i più atti a conseguirequel loro line ; e questi mezzi e questi arti-licii mettendo in opera, et usandogli giudi-ciosamente, farebbono una bella rappresen-tazione. Bisognerebbe dunque che si formasseroancor essi una certa arte ; nè dovrebbon cre-dere , per essere sciolti dalle regole di Ari-stotele , di essere per ciò sciolti da ogni re-gola. E se non avessero altro fine clie quellodi piacere al popolo per qualunque mezzo ein qualunque modo, e perciò accozzasseroinsieme varie e strane cose senza discerni-mento e giudicio niuno, purché piacessero ,nessuna lode meriterebbe la rappresentazionloro, quand’ anche conseguissero il loro fine;perciocché piace al popolo, e couseguisce ilfin suo anche colui che mangia i rospi e faballare le scimic, nè si crede però degno dimojta laude.
Quanto poi alle tragedie la cui favola rie*sce a lieto fine, di molte ne sono state fatte,e molto belle ; e queste traggono in ultimoil protagonista dalla miseria alla felicità ; diche si rallegrano tanto più gli uditori, quantomaggior fu la compassione che ebbero deltristo e misero stato in che egli era. Laondepare che in queste tragedie ancora, non menoche nelle altre, studiar si debba la compas-sione, nè sieno inutili gli avvertimenti finoradetti.
Prima di por fine a queste mie avvertenzeintórno alla favola, non sarà fuor di proposito