SECONDO. 87
sconcia che mover nel popolo un desiderioa cui non possa o non voglia soddisfarsi.
Nè dico io già che tutti gli avvenimenti ,quantunque importantissimi alla tavola , pos-san mettersi in scena, o debbano. Orazio ,gran maestro in poesia, non vuole, se benmi ricorda, che si mostrino al popolo lepiaghe ed il sangue. Di che la ragione po-trebbe esser questa, che dovendo la trage-dia, come in altro luogo abbiamo detto, mi-tigar gli uomini, e ricondurgli dalla ferociaalla mansuetudine e alla piacevolezza, nientea ciò gioverebbe l’avvezzargli a vedere ilsangue e le ferite ; le quali cose, vedute es-sendo , eccitano in noi un certo affetto cheorrore più tosto chiamasi che compassione ;il ciual orrore si perde poi per l’uso ; equello perduto, divengon gli uomini più fierie più feroci. E sappiate, che sono alcuni, iquali vogliono che quella fierezza che duròper così lungo tratto di tempo ne i Greci ene i Romani, eziandio dopo introdotte lescienze e le lettere, principalmente si con-servasse in loro per l’uso frequente che eb-bero di dare al popolo spettacoli sanguinosidi combattimenti quando di fiere e quandod’uomini. Nessuno dunque, per mio avviso,metterà in scena quelle cose che dispiacqueroad Orazio ; e veggiamo che Sofocle non vollemostrare al popolo Giocasta appesa al laccio,nè volle che il popolo vedesse Edipo nel-1 ’ atto di accecarsi.
S011 di quagli i quali non vorrebbono chesi mettessero su la scena, se non precisamente