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Volume I.
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88
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88 RAGIONAMENTO

quegli accidenti che son necessarii per con-durre a fine tutta 1 azione ; e par loro errorgrande, qualunque volta una scena sia taleche , levata essa, la favola più menovenga al suo fine. E certo se molte scene inuna tragedia fossero tali, non potrebbon pia-cermi; ma non vorrei però tarmi una regolache si dovessero sfuggir tutte , vedendo chepoeti grandissimi non se lhanno fatta. Ladisputa che fa Ulisse con Agelao, rimanendosiin ultimo Ulisse nell opinion sua, niente faalluccision di Teodoto, che è come il finedellazione. E similmente chi levasse via lacontesa di Edipo e di Creonte, facil cosa sa-rebbe condurre a fine tutta quella azione, laqual per poco seguirebbe all istesso modoanche senza il contrasto di Tiresia . Io benvorrei, che qualunque volta una scena nientegiova a eoudur lazione allultimo scioglimen-to, giovasse però a rendere lo stesso sciogli-mento più compassionevole, come può ve-dersi ne gli esempi ora addotti ; perciocchéEdipo dolendosi in ultimo di molte cose,ancor si duole delle aspre e pungenti paroledette a Tiresia ed a Creonte. E quanto sipente Ulisse di non aver consentito ad Age-lao! Così quelle scene che non servono alloscioglimento ultimo dell azione , servendo peròalla compassione, non sono inutili; anzi, se-condo me, danno alla rappresentazione mag-gior somiglianza del vero , la lascialiparere così studiata e quasi fatta al torno,come parrebbe , se niente in lei soprabbon-dasse.