198 RAGIONAMENTO
sarebbe in error grande; che anzi dovrebbeaver sempre rocchio ad esse, osservandolecon attenzione e discretezza.
E certo che quegli stessi mezzi che rendonla favola una e continuata o nella tragedia onella commedia, tale la renderanno eziandionella tragicommedia. Nè diverso artificio ri-chiederassi a renderla verisimile, maraviglio-sa, affettuosa. Gli stessi luoghi poi, ovunquesi adoprino, indurranno nel costume le stessequalità, facendo apparire in esso e bontà, econvenienza e somiglianza ; alle quali condi-zioni dovrà sempre seguire una perpetua ugua-glianza. Nè lo stile che vuole usarsi nellatragicommedia, 0 sia faceto, come esser deea qualche luogo, o sia grave, trarrà le suequalità da altri fonti clic da quelli da cui letrae o nella commedia o nella tragedia. Bendovrà temperarsi l’uno e l'altro stile con «iu-clicio, nè mai permettersi che escano le fa-cezie in tempo che mover debbano anzi sde-gno che riso.
E quanto alla festività, potendo questa es-sere di più maniere, io amerei certamenteche il poeta nelle tragicommedie quella piùtosto cercasse che è breve, e consiste ne’mot-ti; che quell’altra più estesa, la qual è postanelle belle e ne’piacevoli inganni che si or-discono nella favola. Imperocché l’animo degli ascoltanti, tenendo dietro ad un fatto or-rido e compassionevole, può ben rider taloraa qualche breve motto, ma non già tenerfermo il pensiero ad una lunga e ben tessutafrode che il metta in festa e in giocondità.
/