quarto. 2 53
avvenendogli il bene, ci rallegriamo, et av-venendogli il male , ci rattristiamo ; così perl’amore nascono in noi il desiderio , il timo-re , la gioja, la tristezza ; nè mai maggioreira o odio prendiamo verso di alcuno, cheallora quando il veggiamo voler far male acolui a cui noi vogliam bene; onde pare chel’ira e l’odio nascano aneli’essi per amore.E molto è l’amore più forte, e molto piùfortemente fa nascere gli altri affetti, se alui si aggiunga la compassione che si ha versoquelli che si amano e si veggono oppressi.Per le quali cose dovrà la favola del poemaepico, per essere affettuosa, aprire un largocampo a tutti gli affetti, massimamente al-l’amore e alla compassione. Qui però ha luogoun dubbio che mi è caduto più volte nel-1’ animo ; e ciò è , se debba l’eroe esser sem-pre e da per tutto oggetto d’amore, e possamai di compassione.
E quanto alfa prima parte, par certo, cheadoperando egli da per tutto virtuosamente,et essendo liberale, giusto , cortese , magna-nimo , valoroso , debba in ogni incontro acqui-starsi la benevolenza de gli uomini ; e cosìappunto seguirebbe se amasser gli uominiegualmente tutti gli atti della virtù, e ditutti egualmente si compiacessero, come fa-rebbe forse un perfetto filosofo ; ma il popolopon è filosofo, e sono certi atti di virtù cheegli ammira, nè però vorrebbe essere a far-gli; come avviene in coloro che studiano es’affaticano a puuire i delinquenti, ne’qualiapprovasi e lodasi la giustizia, ma niuno può