LETTERE 533
mi ha detto che io ne scriva agli amici, perriaverne le mie lettere, acciocché alcuna dellemen rozze e disadorne, emendata che fossesecondo il giudicio degl’ intendenti, potesseimprimersi, lo veramente temo di non dovertanto dolermi dell’incostanza di costui, quantogià da ora mi rallegro della sua volontà. Pureio voglio, che se egli non reca ad effetto ilnostro intendimento, abbia più tosto da ac-cusarsi la leggerezza sua che la mia diligen-za 5 perchè vi prego, che se alcuna letteraaveste delle mie, me la rimandiate, come vifia comodo, per qualche sicura occasione. Iovoglio che vi persuadiate che ninna cosa mipuò essere tanto cara, quanto il far conoscereagli uomini che io sia vostro amico 5 il chese mi verrà fatto, io stimerò di aver prove-duto bastantemente alla mia gloria ; alla vo-stra non dico, perciocché voi tanto menoabbisognate delle altrui testimonianze, quantopiò le meritate. State sano. Bologna , 18 gen-naro 1718.
Io pure mi avea posto nell’ animo di nonvi scrivere piò, se non dopo aver letta or-dinatamente e con agio tutta 1 ’ opera Vostravoglio dire amendue i vostri Advcrsarj. Laqual cosa avvegnaché io non abbia potutofare a quest’ora intieramente, ad ogni modol’ho fatto tanto, che io non mi son potutorimaner dallo scrivervi e rallegrarmi con voidi così bella e dotta e polita e giovevole opera,