30 ÀccisXDi-P roco Accendi-Fuoco
mi poco «li fosforo in una piccola fia- vo della pressione fatta. Gli accendi-la di cristallo lunga e stretta; quando fuoco fatti in questa maniera durano
il fòsforo è fuso, s 1 immerge nella fia-la una piccola bacchetta di ferro ar-roventata ; il fosforo s’ infiamma, si a-gita qualche momento, e quando il suocolore è divenuto molto rosso, si le-va la bacchetta, ed otturasi la fiala ;lasciasi raffreddare, e l 1 accendi-fuoco èpreparato, nè rimane altro a fare cheriporlo in un astuccio di latta fattoin modo da potervi por entro anchealcuni sottili Jegnetti, le estremità deiquali furon tuffate nello zolfo fuso ene rimasero in parte coperte. Per va-lersi di questo accendi fuoco , si in-troduce uno di quei solfanelli, così pre-parati, nella boccetta, gli si dà un mo-to di torcimento, confricandolo leg-giermente contro il fosforo, di cui nestacca alcun poco, e se lo leva fuori;subito nasce F infiammazione, che sicomunica allo zolfo e poscia al legno.Si attribuisce generalmente questa mag-giore accendibilità del fosforo ad unprincipio di ossidazione ; nullameno laesistenza degli ossidi di fosforo non èancora abbastanza comprovata, e sa-rebbe possibile che la maggiore com-bustibilità eh’ esso viene così ad a-cquistare, non fosse che effetto del-la suddivisione eh’ egli ha in questocaso.
Un secondo metodo si è d’introdurreili una boccetta di cristallo o di piombo,un cilindro di fosforo c comprimervelocon una bacchetta quasi di ugual dia-metro. Onde far questa operazione senzapericolo, bisogna usar la precauzione diprendere i cilindri di fosforo che sianopieni e non forati, come se ne trovanotalora fra quelli che vennero gettati nel-lo stampo ad una bassa temperatura; inquesto caso l’aria rinchiusa nel cilindropuò cagionare una deflagrazione a moti-
più a lungo dei precedenti, i quali han-no il difetto d’ inumidirsi per una lentacombustione; e per una produzione con-tinua d’acido fosfatico il fosforo, di que-sti non essendo in contatto con F ariache in un solo punto, essi non hannoquesto difetto in modo tale che possanuocere al loro effetto. Quando vuoisifar uso di questo accendi-fuoco biso-gna fregare la superficie del fosforo conuna forza bastante a fare che il solfanel-lo ( che dovrà essere di legno copertodi zolfo alla punta ) ne stacchi qualcheporzione, la quale si unisca allo zolfo;perchè si infiammi bisogna strofinarela punta del solfanello che toccò il fosfo-ro sopra un corpo alquanto rugoso, co-me il severo, il feltro, ecc. Il debole ca-lore che si manifesta con questo attri-to, basta per accendere il fosforo, chedà fuoco allo zolfo. Talvolta nasce lacombustione del fosforo e dello zol-fo, senza comunicarsi al legno, e prin-cipalmente se questo sia grosso, e co-perto con poco zolfo, e ciò dipende dalpoco calore sviluppatosi, dalla massa dariscaldarsi e dall’ acido fisso che si pro-duce. E' fàcile evitare quest’ ultimo in-conveniente prendendo un secondo sol-fanello che si espone alla fiamma del pri-mo; il legno di «juesto riscaldasi quantobasta onde accendersi subito dopo chesarà consumato lo zolfo. ** Se il solfa-nello ha la punta troppo carica di zolfone nasce un altro disordine, ed è che almomento in cui si accende, dopo averlostrofinato, fondendosi lo zolfo, ne colaqualche goccia infiammala, che si attac-ca fortemente al luogo su cui cade, epuò produr scottature, abbruciar i ve-stiti, ec., tanto più che questa fiamma èdifficilissima da smorzarsi. *
Non si troverà forse inutile citare a «jue-