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Tomo I.
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5 4 ACCIAIO.

<lo questa si è raffreddata ed ha presola voluta durezza, raffreddala dal cro-giuolo per batterla al maglio.

Secondo caso. La ghisa non con-tiene abb istanza carbonio.

L’operazione in questo caso deveprefiggersi di aggiungere carbonio allaghisa, il che può farsi in due modi :l.° agitando con una pertica di legno ilbagno coperto di scorie ; nel qual casouna parte del carbone della pertica e diquello dell’ intonacatura del crogiuolo simescono al metallo fuso : a. 0 mesco-lando la ghisa poco carbonata con altramolto carbonata. Quando la ghisa con-tiene la quantità necessaria di carbonio,se ne separano, durante la fusione, perl’azione delle scorie, gli ossiduli di ferroc le terre eli’ essa contiene.

Terzo caso. La ghisa contiene trop-po carbonio.

In quest’ultima circostanza bisogna di-struggere il carbonio eccedente : i.° u-nendo alla ghisa sostanze ossidate e po-co carbonate, come gli ossiduli che ca-dono dai magli nel battere, e piegare laferraccia ossidata alla superficie: 2. 0 a-gitando il metallo fuso dinanzi al tuboche conduce 1’ aria dal soffietto.

Qualunque sia la qualità della ghisache si adopera, è utile ridurla in pia-stre lame e pezzetti, prima di fonderla.In alcune officine, colasi prima in fer-raccia , poi la si fonde nelle ferriereper colarla in lastre sottili; in Isvezia,riscaldasi la ghisa al rosso-ciliegfe, poisi porta sotto il maglio, ove si spezza in(rammenti. A Rives si lavora la ferrac-cia quale viene recata dal dipartimentodell’Isero e dal Monte Bianco , in masserettangolari che pesano circa 5o chilo-grammi.

Acciaio fuso.

L’ acciaio più puro, più omogeneo, epiù atto a ricevere una bella pulitura, si

ACCIAIO.

ottiene dalla fusione del ferro combi-nato col carbonio; perciò se gli dà il no-me di acciaio fuso ; l’esperimento ri-portato nel principio di quest’ articolo,il cui scopo era di combinare il ferro eil carbonio nel loro stato di purezza,diede dell’ acciaio fuso.

I fondenti atti a convertire gli acciainaturali e di cementazione o il ferro inacciaio fuso, sono tutti i vetri silicei, sa-lini o terrosi, o pure i miscugli di questivetri; quelli da bicchieri i quali noncontengono che silice , calce e potassasono molto buoni a tal uso. Anche mivetro composto di calce, d’ argilla cot-ta nella quale non sievi nè allume, nèpirite o solfato di ferro, è assai buono;se, invece di calce si adopera il carbo-nato di calce, coll’ argilla cotta, que-st’ ultimo fondente servirà per conver-tire il ferro in acciaio , e si può anchevalersene per fondere l’acciaio.

Se in luogo di usare i vetri salini giàfatti, s’ impiegassero i loro elementi, va-le a dire, la silice e gli alcali, non se neotterrebbe buon effetto; l’acciaio si fon-derebbe, ma sarebbe troppo difficile alavorarsi ; ai vetri terrosi però si sosti-tuiscono le loro parti componenti. Ilvetro degli specchi gettati o soffiati, èanch’esso un buon fondente, ma biso-gna unirvi un poco di sabbia, onde ri-durlo meno fusibile, poiché i vetri trop-po fusibili rendono l’acciaio meno mal-leabile.

Una volta che l’acciaio sia fuso nonbisogna lasciarlo troppo a lungo in talestato col vetro; altrimenti ne riceve piùdel dovere, nè è più tanto facile a lavo-rarsi. Subito che la fusione è comple-ta, bisogna agitarlo con una bacchettadi ferro, e colarlo in pretelle, usandola precauzione di non lasciarlo coiaiotroppo presto e principalmente l’ultunaquantità che si deve rispaxjmare onde