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Tomo I.
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Acino

ognuno, sono : Primo, l 1 incomodo didover ogni operazione maneggiare va-si assai grandi e pesanti, e di più ro-venti. Secondo, una perdita immensa dicalore, e per la forma del fornello chenon può essere buona attesa la mobilitàdel vaso, e perchè il vaso stesso dee ri-scaldarsi a pura perdita ogni volta. Ilpericolo poi deriva, perchè quando ri-ponesi il vaso a suo luogo, il gas infiam-mabile rimasto nei tulli condensatori siunisce all’ aria del vaso, o anche, senzadi ciò, i primi gas che si sviluppano re-stano essi medesimi misti all’ aria, ed al-lora se il coperchio è mal lutato, o viè una minima fessura nelle ribaditure, ilmiscuglio si accende con orribile deto-nazione. Per questi due motivi ci siamorisolti a dare la descrizione dell’ appara-to seguente che, costruito sul modellodegli apparati per la illuminazione a gas,è esente da tutti questi disordini, e nonpresenta il minimo pericolo.

Esso viene rappresentato nelle Fig./|, 5, 6, della stessa Tavola III delle str-ti clumiche.il composto di un grande ci-lindro o tubo orizzontale, che si vede inA Fig. /j.a che ha due tulli uno in altoed uno abbasso b b, i quali attraversanoil fornello, ed escono dal lato opposto aquello ove è la porta per la quale si fail fuoco ; 3 cammino vi gira tutto all’ in-torno come meglio si vede nella Fig. 5.

' Questo cilindro caricasi pel dinanziove è aperto, e dove poscia si chiudecon una piastra di getto lutandolo conterra argillosa, e comprimendovela con-tro con una vite, come si pratica nellestorte pel gas. Si vede che tutte le aper-ture del cilindro, ed i luoghi dove vi so-no giunture essendo fuori del fornello, èimpossibile che vi entri mai nè la fiam-ma, nè veruna scintilla; ed inoltre chela parte del cilindro che va chiusa, non-essendo esposta direttamente al fuoco,

Acito g 5

non ne viene ad essere logorata tantoprontamente, e dura di più. Quando l’o-perazione è finita, levasi la piastra suldinanzi, si vuota il cilindro dal carbonerimasto, e si riempie nuovamente di le-gna senza lasciare che 6Ì raffreddi. Co-sì si ottiene il doppio vantaggio di nonperder molto calore ogni volta a riscal-dare la storta, e di non dover maneg-giare un vaso pesante ed arroventato.

Si vede che anche a questo apparato sipotrebbe adattare egualmentebene il con-densatore rappresentato dalla Fig. a.da,e noi crediamo che sia utile il farlo ; nul-lameno si usa talvolta quello rappresen-tato dalla Fig. 6, nella quale, come sivede, A B è il fornello col cilindro, ecol focolare visto esternamente. L’ aci-do è ricevuto in barili II li li P. Il tu-bo D parte dal tubo superiore del cilin-dro, ed entra nel primo barile ove fini-sce; G G sono due pezzi di tubo cheuniscono insieme i due altri barili ; L èun tubo che parte dall’ ultimo barile II,e va nel vaso M ove s’ immerge in unpoco d’acido; E è un tubo che è an-nesso a quello inferiore del cilindro checonduce nel bariletto P i prodotti liqui-di più pesanti che ricadono nel cilindro;N è un tubo che parte dall’ alto del ba-riletto P e conduce al vaso Q nel quales’ immerge in un poco d’acido. Il tu-bo R R serve a condurre i gas infiam-mabili dei vasi M Q sotto il focolare,come nell’ altro apparato Fig. 2. a, ed èperciò egualmente munito di una chia-ve T. * (G. M.)

Qualunque sia 1’ apparato impiegato,si è riconosciuto, che le differenti quali-tà di legna che si possono usare, dannopresso a poco la stessa quantità di aci-do (a), ma che non è altrimenti lo stes-

(a) Una carrata e mezza a due carrate dilegna, (che corrispondono a 2,88 e 3,34 8l(i ~