Al.ABAST Ito
>i adoperano stampi ili zolfo die pongonsimolto obliquamente contro le pareti divarie vasche di legno aperte ai due fon-di . Nella apertura superiore di questevasche s'inalza una croce di legno as-sai larga ; 1’ acqua della sorgente, dopoaver deposto, fuori dell’ officina ove simodella, il sedimento più grossolano, viencondotta sopra le croci di legno; si divi-de cadendo, e depone negli stampi un se-dimento calcareo tanto più fino quantopiù la posizione di questi stampi si ap-prossima alla verticale. Per compiere talibassirilievi occorre uno a quattro mesi,secondo la grossezza che vuoisi lor dare.Con metodi analoghi si giunse a modella-re vasi, figure ed altri oggetti in rilievo«r ogni forma, i quali non abbisognanopiù che di essere raccomodati e pulitidopo levati dagli stampi.
Un mezzo semplicissimo per offu-scar i fondi dell'alabastro su cui v’abbia-no bassi rilievi o altre sculture, fu immagi-nalo daMoore, che ottenne per esso unamedaglia d’argento dalla Società d’inco-raggiamento in Londra . Copronsi conuna vernice di trementina le parti chevoglionsi conservar liscie, unendo collavernice un po’ di hianco di piombo,acciò quella, diseccandosi, non aderiscatroppo alla pietra. Asciugata la vernice,immergesi il vase od altro che sia, cosipreparato, in una vasca di acqua fredda,e vi si lascia almeno 48 ore, o più se sivuole. L'acqua corrode l’alabastro rima-sto scoperto , e ne rende granellosa lasuperficie. Allora levasi la vernice conessenza di trementina, e poi si passa sulpezzo una spazzola prima tuffala in unpoco di gesso ridotto in polvere finis-sima.
Questo stesso metodo serve per netta-re un pezzo di alabastro, dopo avervi le-vate le macchie di grasso, se ve ne era-no, coll’essenza di trementina.
Alaggio 277
ALAGGIO, l’azione di alare o tirareun bastimento per un fiume o canale conla forza d’uomini o di cavalli.
Per tale oggetto attaccasi una cordaod alzaia, di lunghezza e forme conve-nienti, alla cima d’un albero che sorge inmezzo al battello; questa, facendo l’an-golo più acuto che sia possibile con ladirezione che deve seguire il battello, vaad attaccarsi ai bilancini degli animali, odalle cinghie degli uomini, i quali cammina-no sulla riva nella strada, che per tale mo-tivo dicesi d'alaggio-Quesla forza semprepiù o meno obliqua, rapporto al cammi-no del battello, farebbe certamente l’ef-fetto di farlo dare in secco, se non simantenesse coll’aiuto del timone; ne de-riva una decomposizione della forza mo-trice, la parte utile della quale è tantomaggiore quanto più acuto è l’angolo on-de abbiamo parlato. Alcuni marinaj, perdiminuire la deviazione, inclinano l’albero,alla cui sommità è attaccata la corda ver-so la strada d’alaggio : allora la direzionedella linea per cui si tira, non passandopiù pel centro di gravità del bastimento,il timone non ha più d’uopo d’una azionetanto forte contro la corrente, affine dimantenerlo alla linea di navigazione.
La corda attaccata pei suoi due capi,descrive una curva più o meno grande inin forza della sua propria gravità f /^cate-naria), ed in ragione della forza degli a-nimali; bene spesso essa tuffasi nell’acqua,il che non ha altro inconveniente se nonquello di farla marcire più presto ; per-ciò si usano le corde incatramate.
Quando due battelli mossi dall’alaggios’incontrano in un canale, l’uomo checonduce i cavalli del battello più distantedalla strada, si ferma in modo di lasciarcadere la corda sulla sponda ed in fondoall’acqua. Allora i cavalli dell’ altro bat-tello, non che il battello medesimo, passa-no sopra la corda del primo, e questa in-