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Tomo VIII.
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3 4 a Mazzo

per lo più si fa equilatero, eli 19 centi-metri circa di base, sopra 12 d' altezza.Ea cima ne è forata nella direzione del-V asse d’ un buco in cut si inserisce unbastone corto che fa 1’ uffizio di manico.JEa base è scavata per contenere parted’un grosso guanciale di lana scardassatoa lungo filo. Questo guancialetto si copre d’ una pelle in alluda o di cane pre-parata. Questa pelle flessibile e tagliatacircolarmente, attaccasi all' orlo della ba-se del cono, con chiodi da potersi pol-le e levar facilmente. Ogni sera, ed anchenei grandi calori della state verso il mezzogiorno, staccasi questa pelle e si po-ne a molle, acciò non si secchi mentre illavoro rimane sospeso. Oltre a questapelle, se ne pone un’ altra molto più im-pregnata d’ umidità, che serve di foderaalla prima, ed a ritenere la lana. Perquest’ uso si impiegano le pelli vec-chie.

I cuoi nuovi, e mal preparati, taloranon prendono l’inchiostro, e vi si os-servano alcune macchie biancastre, chedimostrano una mala preparazione ; laumidità ond’ è impregnata la pelle im-pedisce al corpo grasso di aderirvi : al-lora fa d’ uopo assoggettare di bel nuo-vo il cuoio alia concia ed alle altre con-venienti preparazioni. Quando la tessitu-ra del cuoio è troppo lasca, la pelle spu-gnosa staccasi a scaglie, a tal punto glistampatori dicono che essa è tignosa.Talora pure succede che si attacca almazzo la caluggine della lana, o che simescola all’inchiostro , sicché l’occhiodelle lettere riempiesi di sozzure e dàuna stampa difettosa. In tal caso spolve-ransi le pelli di cenere per istnccarne ta-li impurità col lavarle.

L’ operaio tiene uh mazzo per mano,vi pone sulla pelle un poco d’ inchiostro,e strofinando le due superficie'elasticheuua contro 1' altra, con particolare de-

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strezza di mano, vi stende ugualmente ilnero , che essendo grasso si lascia sten-dere e distribuir facilmente V . inchio-stro da stampa . Per impiastrare di ne-ro i caratteri, non rimane che batteresulla forma, con più o meno forza, se-condo la qualità della stampa, e più vol-le la superficie coperta in tal guisa d’in-chiostro. Si comprende che il mazzo, es-sendo elastico, non guasta le parti rile-vate del metallo che formano i caratteri,e vi depone ugualmente il nero di cuiè caricato. Poscia il torchio finisce lastampa .

Alcuni anni sono si immaginò di ser-virsi invece di mazzi, di rotoli elastici,che distribuiscono l'inchiostro più ugual-mente, nè hanno il difetto di levare i ca-ratteri dalla forma come fa il mazzo, chebattesi a più colpi sopra di essi, e sulquale essi attaccansi. Il servigio dei cilin-dri esige anche meno forza e quindi mi-nor fatica. Si prepara mescendo e combi-nando insieme la gelatina colla melassa; leproporzioni variano molto; ma due parlidi melassa, una di gelatina e una di collaforte, pare producano il miglior effetto.Non bisogna porre acqua in questa com-posizione, che sarebbe troppo liquida; masi lascia la gelatina imbeversi di melassa,ed a fuoco dolce vi si discioglie molto be-oe.Questa composizione colasi in una for-ma cilindrica, attraversala da un asse dilegno, la cui superficie è lavorata grosso-lanamente, ed alle cui inuguaglianze, il mi-scuglio aderisce fortemente nel raffred-darsi. Non rimane più che estrarre il ci-lindro dalla forma, e porlo in opera. E'tanto elastico che , quando vi si battecon forza, anche con mi martello, l’im-pronta del colpo tosto sparisce, almenoquando è bene eseguito. Onesta sostanzaavendo grande affinità per 1' acqua nonl'abbandona che assai difficilmente, econserva la sua elasticità quasi all’ infi-