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Tomo VIII.
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Microscopio

vicina a D che non lo è il suo fuocoprincipale, si vedrà un’altra imagine A'A’parimenti rovesciata, ma lispinta alla di-stanza IC ove gli oggetti devono esse-re veduti distintamente. Quindi questovetro oculare aggiunge il suo effetto aquello dell’obbiettivo (a), ma non raddriz-za l’imagine.

Ora si comprende che invece di porreun solo oculare , se ne possono porrea, 3, . . . sovrapposti gli uni agli altri, iquali facciano l’effetto di doppio o triplomicroscopio semplice, per accrescere l’in-grandimento. Si può anche porre fra1’obbiettivo O ed il suo fuoco D, un ve-tro intermedio, che accrescendo la con-vergenza dei raggi emergenti, riavviciniquesto fuoco D , diminuisca cioè la di-stanza OD , e la lunghezza dello stru-mento. Questo vetro diminuirebbe bensìla divergenza dei raggi che escono dall’ob-biettivo, e quindi I’ ingrandimento ; maminorerebbe il colorimento e l’aberra-zione di sfericità, e renderebbe più nitidal’imagine.

Finalmente si potrebbe disporre lostrumento in guisa da poter sostituire, al-I’obbiettivo O, varie lenti atte a dare di-versi ingrandimenti secondo l’uopo. Que-ste lenti sarebbero da porsi in tubi capaci

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di entrare gli uni negli altri per accresce-re o scemare le distanze dei vetri, comenei cannocchiali comuni. Il tutto sarebbesostenuto da una montatura che si adat-terebbe al movimento dei pezzi, o dell'in-tero sistema; il che permetterebbe di col-locare I’ oggetto a conveniente distanza,e illuminarlo quanto piacesse all’osserva-lore.

Tali sono le condizioni da soddisfarsi,e che ottengonsi in varie guise. Ci limi-teremo ad espor qui la disposizione piùin uso, imaginata da Dellebard ; faremoprima però osservare che un microsco-pio non è che un cannocchiale rovescia-to, a due vetri convessi, in cui l’ocularesi è sostituito all’obbiettivo, e viceversa.Quindi un cannocchiale astronomico puòservire di microscopio, avvicinando al-l’occhio il vetro che si rivolge verso glioggetti lontani, e punendo l’oggetto chesi vuole ingrandire vicino al vetro oppo-sto. Fer esempio, un cannocchiale astro-nomico di cui I sia 1’ obbiettivo ( lig. i )ed O l’oculare, servirà di microscopioquando O sarà l’obbiettivo ed I l'oculare.Ciò notato rimandiamo all’articolo casmoc-chiai.e per tutte le spiegazioni necessariealla perfetta intelligenza degli effetti delmicroscopio composto. Questi due stru-

(a) Ecco il calcolo dell’ingrandimento. Considerando soltanto l'effetto deH'obbielli-

OD

vo, si avrà OE : OD : : ab : AB "-• X ab. Ma d’altronde, se CI è la disianza della vi-

oj;

sione nitida, la lente I produce un tal effetto sull’ imagine clie si ha 1D : IC : : AB :IC

A'B'r-X AB; ponendo adunque qui il valore di AB, quale si è trovato più sopra

1D

IC OD

risulta A'B' “-X —— X ab. Il rapporto fra la lunghezza dell’ imagine e quella del-

ID OE

l’oggetto è uguale a quello dei prodotti IC X OD a 1D X OE. Si vede che quanto piùcorti sono i due fuochi, viemmaggiormente ingrandisce il microscopio; ma la necessitàdi dar una certa estensione all’oculare, e la difficoltà d’illuminare gli oggetti vicinissimiall 1 obbiettivo limitano le dimensioni e gli effetti di queste lenii. E chiaro pavimenti,l’ingrandimento d’un microscopio non essere quel medesimo per ogni vista; e mag-giore pei presbiti che pei miopi : così pure varia secondo le posizioni dell ocularerelativamente all’ obbiettivo.

Dii. Tecnol. T. FUI. 4“