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Tomo VIII.
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318 Micboscopio

tamente e conservandosi paralella all’ob-biettivo,mediante l’ingranaggio d’un roc-cbetto i con una sega dentata h: il roc-chetto i girasi a mano per un bottonedentellato. La piastrina k è attaccata avite su di un’ asta che vien mossa dallasega dentata e scorre lungo una spran-ghetta. In g vi è uno specchio concavoper illuminare per di sotto gli oggettitrasparenti , come nel microscopio diDellebard. Lebaillif immaginò di sotto-porre all’ oggetto un diaframma f perntercettare la troppa luce riflessa nè la-iciar passare che quella che occorre, laquale aitraversa per piccoli fori di va-rie grandezze. Questo diaframma è unalamina di metallo che scorre nella sca-nalatura^i

Gli oggetti illuminati in tal guisa siveggono più chiaramente, poiché la luceriflessa non cade che sovr’ essi soltanto,e non sull’ occhio dell’ osservatore comenel microscopio di Dellebard.

Lo stesso fisico adopera, per gettar laluce sui corpi, una lampana di riflessio-ne (fig. 5) ; è questa uno de’soliti quin-quet, la cui fiamma è circondata d’ uncammino opaco e d’un riverbero para-bolico l che riflette la luce sul dinanziAllora si possono fare le osservazioni ilinotte, ed anzi nei delicati esperimenti sinotò che 1’ acromatismo è più perfettoche quando si fanno alla luce del giorno.L’ingrandimento variasi, cangiando laforza delle lenti obbiettive, riunendonevarie, o finalmente, allungando il cannoc-chiale col far uscire di più i tubi, o va-riando la forza degli oculari.

Non crediamo necessario di estender-ci più a lungo intorno all’ uso del mi-croscopio d’Eulero , che è lo stesso deglialtri microscopii già indicati.

Selligue presentò questo strumentocome suo ritrovato ; I’ Accademia delleScienze ne fece ben meritato elogio ; ma

Micboscopio

il relatore ignorava che tale strumentofosse stato minutamente descritto da Eu-lero , non essendosi mai seguito quellodescritto da quest’ ultimo nella sua Me-moria, per la difficoltà di costruire gliobbiettivi. Devesi a Selligue 1’ aver fattorivivere questo bel ritrovato, ed a 'Vin-cenzo Chevalier 1’ averne dimostrilipossibile I’ esecuzione. Quest’ abile arte-fice è tuttavia quegli che costruisce talimicroscopii con maggior attenzione edintelligenza. Quelli che amassero ma»-giori lumi su tal particolare, potrannoconsultare il Bollettino d’agosto i8u3della Società d’ Incoraggiamento ili Pa-rigi, ove si trova la Memoria d’ Eulero ,pubblicata a Pietroburgo nel ^ 7 74 -

Campo dei microscopii.

Non ripeteremo quanto si è detto sutale proposito all’ articolo cannocchiale,ci basterà osservare che 1'aberrazione disfericità prodotta dalle lenti dà agli Oliidelle immagini un aspetto confuso , al-lorché le si veggono oltre a certi limiti.Quanto più aperti sono i vetri, tanto jmeno esatta è la concentrazione deiraggi in un solo fuoco, e la formazio-ne regolare dei contorni simili a quodegli oggetti. Quindi per ottenere livisione più nitida , fa d’ uopo soppri-mere i raggi che si allontanano troppodall’ asse, intercettandoli con diaframmi,e togliendo così tutto quello che gua-sterebbe la purezza dei contorni. I rag-gi che partendo dall’ oculare radono gliorli del diaframma,determinano la esten-sione visibile dell’ oggetto, ossia il cam-po dello strumento.

I

Ingrandimento. |

Nella nota apag.3i3 abbiamo data la |teoria dell’ ingrandimento dei microsco- |pii ; giova però dedurlo direttamente ila-