Molli
dal comune. Barlh semplificò ancora ilmeccanismo sopprimendo i culli di ci-gno, e sostituendovi semplici aste di fer-ro snodale, e inchiavardate alla cima deifasci, in modo da permettere una speciedi moto rotativo intorno alle chiavarde.
Si cercò anche di adoperare mollespirali, tua sembra che siasi rinunciatoa questo metodo, il quale, meglio com-binato, forse avrebbe potuto soddisfareall’ oggetto propostosi ; però sarebbesempre più costoso e più soggetto adabbisognare di riaccomodamenti del pre-cedente.
Molle spirali. Avvolgesi uij filo d’ac-ciaio o di ottone sopra una spina, e glisi fa fare una serie di giri. Quando le-vasi questo cilindro dalla spina, il filometallico forma una elice cilindrica, chequando si spinge o si tira un capo inmodo da avvicinare o allontanare gli a-nelli uno dall’altro, spiega per l’elastici-tà una forza che tende a rimettere igiri della spira alla primitiva disianza.Queste molle diconsi per la loro for-ma spirali.
Si adoperano molto sovente in mec-canica. Nei telai alla iacquart (V. Tav.XXIX àeWeArti meccaniche fig. i a 3),la molla spirale h tiene 1’ asse al suo po-sto, lasciandogli la libertà di girare. Neifucili a stantuffo spinge la testa del cane(V. ARCH1BUS1EBE T. II, pag. 58 e Tav.Ili della Tecnologia , fig. 8). Si dispon-gono lungo le corde che si vogliono te-ner tese. I grandi ceri da chiesa sonolunghi tubi di latta imbiancati, nei qualichiudesi una grossa candela di cera, ilcui lucignolo esce alla cima del tubo perun orifizio. Sul fondo inferiore del tubo,e sotto la base di questa candela, ponesiuna molla spirale in piedi che spinge dicontinuo in alto la candela. A misura«he avviene la combustione, la estremitàsuperiore della candela, ammollita dal ca-
lore, e compressa contro il foro, si schiac-cia, e lascia uscire vieppiù il lucignolo, emantiene la cera fusa in una specie discodellino, che fa la cera ancor solida al-1’ esterno della candela.
(Fr.)
Per fare queste molle prendesi il filopiù o menu grosso secondo che si vuoleche abbiano più o meno di forza. Pren-desi una spina di ferro EF (Tav.XXXVIIdelle Arti meccaniche fig. 5) ben liscia, edella grossezza che si vuol dare alla moli.»spirale ; la si monta sopra due cosce ABfissate stabilmente sopra una tavola CO,presso a poco come un tornio : introdu-cesi la cima di questa spina nel foro d'uumanubrio G al di fuori delle cosce; seiaspina è grossa la vi si assicura con unavile H, o con una chiavetta. Si fa a que-sta spina in I un foro in cui entri esat-tamente la cima del filo con cui devesifare la molla. Questo foro è fatto fra ledue cosce, vicinissimo a quella presso dicui agisce il manubrio, per lasciare allaspina la maggior possibile lunghezza,senza impedire il suo moto di rotazione.
Piegasi con pinzette il filo da un ca-po, e lo si introduce nel foro; girasi ilmanubrio tenendo teso il filo con forza :il filo avvolgesi adelice sulla spina, comevedesi nella figura, in guisa che lutti igiri si tocchino. Finita la lunghezza che sivuole, si taglia il capo introdotto nel bu-co ed allora la molla levasi facilmente.Per darle un po’ di elasticità, le si sti-ra per separare le elici 1’ una dall’ altra,come vedesi in I.
Fa d’uopo avere un assortimento dispine d’ ogni grossezza, per poter faremolle spirali di varie dimensioni. Talorasi fanno a mano cun pinzette; ma que-sto è un cattivo metodo: nè le molle cosieseguite possono mai riuscir regolari.
Si vede che con questo strumento nonsi possono fare che molle di una Imi-