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un piccolo dente, ove si fissa con un'al-tra copiglia. Si ha la precauzione di la-sciare che la spirale sopravanzi oltre aldente, per poter allungare la parte vi-brante, che è quella compresa ira l'astadel tempo e il dente ; nella cartella vi èuri foro in cui s’introduce a sfregamentoquesto dente.
Il numero delle vibrazioni che fa iltempo, per la forza di una tal molla di-pende dal nerbo dell’ acciaio della spi-rale e della sua lunghezza ; quindi fa diuopo allungarla ed accorciarla fra i duepunti ove è fermata, fino a che facciaquel numero d’oscillazioni necessario on-de la ruota centrale compia il suo giroesattamente in un’ora.
Ciò però non basta : 1’ addensamentodegli oli e varie altre cagioni si unisconoad alterare questa velocitò, quindi giovapoter affrettare o rallentare le vibrazioni,secondo che si vedrà l’orinolo camminartroppo adagio o troppo presto. Si fapassare il maggior giro della spirale fradue caviglieli un poco distanti, su cuibatte alternativamente. Questo piccolourto ne cangia il moto, e secondo chequesto ostacolo è nell’ uno o nell’ altropunto della spirale, 1’ oriuolo camminapiù o meno veloce, poiché si produce lostesso effetto come se si allungasse odaccorciasse la parte vibrante della spira-le. Queste cavigliene sono fissate sull’ar-co d’un rastrello concentrico al tempo ,e spingendo questo da una parte o dal-l’altra si allunga o si accorcia la spirale,si fa sollecitare <> ritardare il camminodell’oriuolo. Il rastrello è dentato ester-namente, e tenuto al luogo da una guidasul lato interno, sicché, poggiandosi adessa,pino girare circolarmente. Vien mos-so da un rocchetto, il cui asse si gira conuna chiavetta da oriuolo : un ago moven-tesi sopra un piccolo quadrante, dettomostrino , indica lo spazio che si fa per-
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correrà al rastrello ed alle cavigliene; al-le estremità dell’ arco del mostrino visono lettere A dall 5 una e R dall’ altrache indicano da qual parte s’ abbia a gi-rar 1’ ago per far accelerare o rallentareil moto dell’ oriuolo.
Ora facil cosa ci sarà comprendere ilmeccanismo de’comuni oriuoli, che sem-bra in apparenza sì complicato.Un tam-buro a (fig. 4, e 8 ) contiene una mollad’acciaio ravvolta a spira attaccata da uncapo all’albero centrale immobile, e dal-l’altro all’interna parete del tamburo; le-gasi a questo la piramide b , medianteuna catena che ravvogliesi su cinque osei piani inclinati disposti intorno ad uncono. Questa piramide girasi con unachiave che ne abbraccia l’asse quadrato,e in tal modo si tira la catena ravvoltasul tamburo, cui è attaccata da un capo,essendolo dall’ altro alla parte inferioredella piramide. La catena fa girare iltamburo svolgendosi dalla sua fascia peravvolgersi sulla piramide.
In tal guisa la forza della molla è sem-pre uguale, giacché il braccio di leva sucui agisce per vincere la resistenza, siallunga a misura che la energia dellamolla diminuisce. La ruota d della pira-mide non gira allorché caricasi 1’ oriuolo,perchè indipendente dal cono; ma quan-do la molla del tamburo tira la pirami-de in senso opposto, allora la ruota vienetratta seco in giro, essendo legate insie-me da una interna caricatura ; lo sononell’ ultimo caso, ma non altrimenti nelprimo.
Le due ruote dell’oriuolo sono dun-que mosse da questa azione, la cui forzadeve ritenersi come sempre uguale, e fad’uopo ottenere che la gran ruota cen-trale^ condotta dalla piramide d e dalrocchetto e, non compia il suo giro inmeno d’nn’ora. Una molla spirale fa cheil tempo p oscilli sulla sua asta girando