2G6 OrTORISIIIA
La gran ruota n. tiene de'denti diritticome il solito, su cui agiscono le magliedi una catena PP alla Vaucanson , che ab-bracciano i denti d' un rocchetto postonell’asse p , che tiene il manubrio o, po-sto in moto dall’amtnalalo. In tal guisaquesti può fare da sé una tensione più omeno foi le.
Il malato girando con la mano il ma-nubrio o pone in moto egli stesso tutto ilmeccanismo destinato a produrre il mo-to oscillatorio, del quale eccone la descri-zione.
Sotto al telaio de) materasso vi è unalbero Q ( fig. 5 ) , che continua per tut-ta la lunghezza dei letto. Gira esso libe-> irniente sopra i due suoi pernii g,r esui due colli c,e. Il pernio r esce dap-piedi del letto r (Gg. a); la parte sa-gliente è quadrala per ricevere pure inquadrato il pezzo R , Gssatovi con undado a madrevite. Questo tiene un per-nio s, che entra nel foro t dell'altro pez-zo S, formato di due parli: r. a questostesso pezzo t , che è unito a cernieracon ('estremità di una vile y fatta alla ci-ma del pezzo S, e in tal guisa può allun-garsi u accorciarsi secondo il caso, e perla cerniera può prendere l’inclinazioneche occorre.
a. Il pezzo S tiene un foro a:, pel qua-le adattasi alla chiavarda u del pezzo T,che tiene anch'esso un foro quadrato i>,pel quale adattasi alla cima dell'albero O,la cui parte sporgente oltre il guancialet-to è parimenti quadrata, e vi si ferma undado a vite.
Sul grand'albero Q sono saldate duetraverse V,V, di ferro, che sono fissatecon viti a) telaio di quella parte del ma-terasso Z che è sotto la testa e sotto iltronco.
Ben inteso tutto ciò, è facile concepi-re l’effetto di questa macchina. Gli ulti-mi tre pezzi che abbiamo descritti fanno
l’olìizio d’un manubrio e di leve. Allor-ché il malato muove il manubrio o, ei fagirare ad un tempo la ruota n e l'alberoO : mediante le tre leve T,S,R fa oscil-lare il grand 1 albero Q, e con esso il ma-terasso.
Questa oscillazione può accrescersi odiminuirsi, cangiando di luogo la chia-varda scorrevole u su cui gira il pezzoS ; questo cangiamento di luogo aumen-tando o diminuendo la lunghezza dellaleva che forma il pezzo T, accresce oscema il moto del pezzo S, e quindi lospazio percorso dal braccio R.
Un leggio X, agiatamente collocato efissato alla lettiera, permette al malato dileggere mentre è steso sul letto ortope-dico, perchè abbia una distrazione.
Le molte guarigioni che opera gior-nalmente Jalade Lafond parlano in fa-vore de’metodi da lui praticati. Avrem-mo bramato poter entrare in tutti i par-ticolari delle diverse macchine da Iniimaginate per rimediare a tutte le de-formità cui va disgraziatamente soggettoil corpo umano. Quest’abile operatoreci fece vedere il suo stabilimento, indi-candone le maggiori minuzie ; ci co-municò non i» io 1’ opera che pubblicasull’orlupedia, ma ci ufiidò i suoi mano-scritti, le molte tavole che li accompa-gnano, e che aumenta ciascun giorno,inserendovi le figure di tutte le deformi-tà assoggettate alla sua cura. Da tuttaqueste memorie, e da varie conferenzeavute seco lui, abbiam tratto le cognizio-ni onde ci servimmo nello scrivere que-sto articolo, per dar a’nostri lettori unaqualche idea di sì utile e pregevol lavoroignoto fin qui.
L’opera onde sta occupandosi Jab' |de-Lafond sarà in tre parti : la prima edi già pubblicata da un anno ; la secon-da, più importante, è vicina al suo ter-mine ,■ la terza è mollo avanzala, nè taf'