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Tomo IX.
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Ossidi

ni inazzurrano la caria di tornasole ar-rossito da un acido e imbrunano la cartadi curcuma: altri combinatisi più o menofacilmente agli acidi, e gli neutralizzano,formande così dei sali, per cui si disserobasi salificabili.

Tra gli ossidi metallici alcuni esistonoin natura, come quelli di ferro, di man-ganese, di zinco, di rame ec. Sono in ge-nerale i minerali ch’estraggonsi e servo-no maggiormente nelle arti.

Più di sovente si preparano gli ossidi,o si estraggono dalle combinazioni chegli contengono, al quale uopo si seguonodiversi melodi. Usasi frequentemente laoalcinazione ; cioè si espone il metalloall’ azione del fuoco e dell’ aria, rinno-vandone continuamente le superficie :l’ossigeno dell’aria si combina al metal-lo, e lo riduce allo stato di ossido. Aquesta maniera si preparano p. e. gliossidi di piombo, come può vedersi al-1 articolo minio e litabgiuio. Sovente,in vece di calcinare il metallo, per con-venirlo in ossido, si sottomette alla cal-cinazione un sale contenente 1’ ossidodie vuoisi ottenere. P. e., si espone adun forte calore, sia in forni costruiti atale oggetto, sia in un crogiuolo o in untubo, la pietra da calce, o meglio ancheun carbonato di calce puro : 1’ acidosvulgesi, e si ottiene per residuo la calceu 1 ossido di calcio. Si può ottenere allostesso modo la magnesia o 1’ ossido dimagnesio, gli ossidi dei metalli della piiina classe, le basi di tutti i carbonati de-componibili al fuoco, se peraltro questeliasi od ossidi non sieno atte a perdere0 a< l assoibire una porzione di ossigenoebe caugerebbe la loro natura.

V’ ha alcuni ossidi, come quelli di baHo, di stronzio, di litio, che il più fortecalore non può separare dall’acido car-bonico col quale sono combinali. UsasiI'cr ottenergli un metodo proposto da

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Vauquelin, che consiste nel calcinare initrati di queste basi in crogiuoli di pla-tino : al calore rovente, P acido nitricosi decompone in ossigeno, in azoto, inacido nitroso, e gli ossidi rimangono alfondo del crogiuolo. Si opera allo stes-so modo per ottenere 1’ ossido rosso dimercurio.

Profittasi della facilità con cui l'acidonitrico abbandona il suo ossigeno ai me-talli, per pi eparare alcuni ossidi che, co-me quelli di antimonio e di stagno, nonsono solubili in quest' acido. Busta ver-sare sopra questi metalli, ridotti in pol-vere o in granaglie, e introdotti in unaCala, alquanto acido nitrico che, a freddoo col calore, reagisce sopra di essi for-nendo loro tutto l'ossigeno necessaiioa ossidargli : operata la trasformazionein ossidi, se ne separa 1’ acido sovrab-bondante, calcinasi leggermente la mate-ria, si lava il residuo eh' è un ossido, esi fa seccare.

Perviensi allo scopo medesimo unen-do tre parti di nitro ad una di metallo,e calcinando la materia al calore roven-te: l’acido del nitro ossigena il metallo,;e questo, combinandosi in parie alla po-tassa del sale, si separa facilmente col-l’aggiunta d’ un poco d’ acido nitrico.

| Alcuni metalli resistono all’ azionedell’ acido nitrico, ed anche a quelladell’ acqua regia, sicché per ossidargliadoprausi gli alcali, la potassa p. e., trat-tandogli ad un’alta temperatura. A talmodo ottengonsi gli ossidi di iridio dij osmio e di colombio.j Prima dell’ importante scoperta del-Pacqua ossigenata dovuta a Thenard,ignoravasi 1’ esistenza di quegli ossidiche non si possono ottenere che perl’azione di questo deutossido d’idroge-no. Basta porre l’ossido elle vuoisi so-prossigenare, ridotto in gelatina se non èsolubile, a contatto con un eccesso di