Peduccio
la quale facendo una specie «li mezzocerchio congiunge la tonnara alla terra.
PEDANA. Quella tavoletta su cui po-sano i piedi del cocchiere. Le parti chela sostengono si chiamano braccetti.
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* Pedala, chiamano i sarti quel rin-forzo di panno più ordinario che mettesiintorno intorno da piede alle vesti.
* Pedana. Unione di tre tavole messee congegnate l'ano sull'altra, di cui si fauso in marineria per andare alla bulina.
* PEDANINO. L’insieme de’legna-mi ond' è formato il piano delle carroz-ze e degli altri legni, dove posano i piediinteriormente.
* PEDATA, dicesi in architettura lalarghezza ossia la parte piana d'uno scalino.
* Pedata di' un ponte. Quella pai ledella montata che dall' attestatura arrivafino al ripiano.
* PEDINA. V. GIRELLA.
PEDOMETRO.Lo stesso che corta
passi (V. questa parola).
(Fr.)
* PEDONA. V. G1RP.1X».
* PEDUCCIO. Piccola base rotondao quadrata, che serve a sostenere una fi-gura o un busto. La forma di questo so-stegno si distingue per la sua superficieche è disposta in figura concava, in guisache la parte superiore della base sia piùstretta dell’ inferiore, acciò la figura so-stenuta abbia più stabilità ed eleganza.
(Fr.)
* Peduccio. Quella pietra sopra la qua-le posano gli spigoli delle volle.
* Peduccio, chiamauo i magnani, car-rozzieri, ec. la parte di sopra della pian-ta di un predellino.
Peduccio o pedino della spirale.Quel piccolo pezzo, cui è raccomandaloil capo esteriore della spirale alla cartelladi un oriuolo.
J) «i. Tecnol. T. IX.
Pelacane 43 5
PEDULE. Piccola calzatura che po-nesi in piede al di sopra delle calze. E'utile che quelli che sudano le piante ; iquali la cangiano giornalmente. Propria-mente parlando, è il piede di una calza.Se ne fanno di tela, di lana, di camoscia,e di seta gommala, per quei che van sog-getti a dolori. (L.)
* PEGOLA. V. pece.
PELACANE. L'arte di conservare lepelli e farle servire a moltissimi usi èuna delle più importanti e più antiche.Gli uomini riuniti in società, e assai pri-ma del loro incivilimento, conobbero ilbisogno di trar partito dalla pelle degliauimali che la caccia lor procurava, o che,allevati e resi domestici, servivano o por-tar le lor some, e a nutrirli colla lor car-ne. I popoli Nomadi, ad esempio, sape-vano con metodi senza dubbio assai sem-plici, pervenire a conservar queste pelli,e formarne dei vasi e degli otri, per conte-nere le loro provvigioni liquide, 1’ acquaed il latte delle lor gregge, e il liquor fer-mentato da quest' ultimo ritraevano. Illoro metodo aveva qualche analogia conquello di cui si servono i Barschirs, unodei popoli meno inciviliti dell’ imperorosso, per conservare le pelli degli ani-mali, e renderle impermeabili ai liquidi.Essi sospendono le pelli sopra delle per-tiche poste orizzontalmente in certe fossericoperte alla lor parte superiore; questepelli, esposte per i5 a 20 giorni all’im-mediato contatto del fumo sviluppato damaterie combustibili bruciate in un bucovicino comunicante lateralmente collefosse, divengono atte a conservarsi inde-finitamente, ed acquistano anche una cer-ta impermeabilità per contenere i liquidi.A questi semplici metodi di conservazio-ne succedette la così detta concia dellepelli, operazione universalmente eseguilada tutti i popoli inciviliti per la loro con-servazione ; e siccome la sostanza che le