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Tomo IX.
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Pejdulo

tervalli brevissimi ed uguali, allorché lavista di una lampana sospesa alla cupoladi uaa chiesa in Pisa fu per lui un larap-di luce a rischiarargli la mente. Questalampana avea ricevuto un piccolo impul-so, ed oscillava da molto, distruggendosila sua velocità, e riproducendosi ad ogniescursione. Divenne chiaro al filosofoche, accorciando l’accordo di sospensio-ne, si accelerebbero le oscillazioni, e chesarebbe questo un mezzo esattissimo diottenere gl’ intervalli di tempo da lui di-mandati. Siamo dunque a Galileo debi-tori della ingegnosissima idea di misu-rare il tempo colle oscillazioni del pen-duto.

In fatti, il mobile sospeso, ritrovando-si ad ogni escursione nel medesimo statoin cui esso era al momento della parten-za, è evidente che la durata delle oscil-lazioni è costante. G siccome un pendu-to, non essendo legato ad alcun rotis-mo, non provando altre resistenze chequelle dell 1 aria, nè altri attriti che quellodel punto di sospensione,continua lun-gamente a muoversi prima di arrestarsi ;così si possono facilmente prolungar leesperienze per quanto tempo occorra,senza che il pendulo destinato a indicar-ne la durata provi variazione sensibilenelle sue oscillazioni. Allorché la sospen-sione del pendulo si fa con una particolareesattezza, che indicheremo qui appresso.,dato che gli sia un movimento, esso puòoscillare per 14 a 3o ore di seguito.

La regolarità di questi movimenti de-terminò gli artisti a scegliere il penduloper regolatore dei rotismi degli orologi,liuighens fu I 1 autore di questa applica-zione dipendente dall’ ammirabile sco-perta di Galileo. Prima di trattare dellacostruzione meccanica di questo appara-to, è necessario esporre la teoria delleoscillazioni del pendulo ; e noi vogliamfarlo in tutta quello estensione che richie-

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de un argomento di sì grande impor-tanza.

Itnaginiamo un punto materiale pe-sante M (tìg. 4, Tav.XVI delle Arti fisi-che), sospeso all’ estremità di un filo CMattaccato per l’altra estremità al punto C.Supporremo che questo filo non abbia al-cun peso.Allorché il corpo M è allontanatodalla verticale CO, e portato in M, se lo siabbandona alla gravità, esso ricadrà in 0 ,ele teoriche matematiche provano ch'essoavrà nella direzione orizzontale On, lastessa velocità che avrebbe avuta caden-do verticalmente dall’altezza IO : questadicesi velocità acquistala ( V. cabuta ).Questa proporzione, ed altre ancora dicui bisogno avremo in appresso, nonpuò qui venir dimostrata, richiedendodelle considerazioni algebriche ; ci con-tenteremo in conseguenza di annunciarla,rimandando il lettore al nostro trattatodi Meccanica (/’znneoeurMécanique, cin-quième édit. p. 365), ove quest’ argo-mento si trova trattato estesamente.

Poniamo dunque che il corpo sia sce-so in O, avendo una velocità acquistata,e la direzione Ori: ne viene che in virtùdi questa velocità, la quale non può ve-nire distrutta, esso deve risalire in N,perdendo gradatameute, a proporzioneche ascende, la velocità già acquistataper la sua caduta da M in O. L'altezzadel punto di arrivo N, in cui è consu-mata tutta la sua forza, è precisameuteoguale ad IO. Quindi la retta MIN chepassa pei due punti di quiete è orizzon-tale, e la verticale CO tagli» per metàl’angolo MCN. Il corpo trovasi in N nel-le medesime condizioni in cui Irovavasiprima in M: quindi ricadrà in O per ri-salire in M, poi ridiscenderà in O per ritornare in N ; e così di seguito, com-piend» delle escursioni a destra e a si-nistra della verticale CO. Queste escur-sioni sono costanti eprepetue, se si pie-