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— I 7°i77) 4 P al 't* di potassa e 3 di neveabbassano’ il termometro da o° a — 28 ,33 ; a parti di neve, 1 di acido solforicodiluito e 1 di acido nitrico diluito dan-no un abbassamento di —a3,33a—4^°,88 ; 3 parti d’idroclorato di calce e 1 di ne-ve, un abbassamento di — 4 °° a —5 8 °,33;
1 o parli di acido solforico diluito a 8 di ne-ve, un abbassameuto di—55°,5 5 a— 68 °,33, (Lowitz e Walker ).
Quasi sempre i sali sono più solubilinell’acqua calda che nella fredda; questomaggior grado di solubilità devesi attri-buire al calore, e appunto lo prova il se-dimento di sale che formasi a proporzio-ne che il liquido si raffredda. Si determi-nò il grado di solubilità dei sali a diver-se temperature. A tal uopo s’introducein un matraccio di acqua stillala unaquantità di sale in eccesso, c si porta ilmiscuglio ad una temperatura costante,per esempio ioo°, determinala con un ri-goroso termometro ; quando l’acqua n’ ècompletamente saturataci evapora la so-luzione a secco in un altro matraccio, esi pesa il sale ottenuto. Si può calcolareallo stesso modo la solubilità del sale aduna temperatura inferiore, per esempio,a+x o°, saturando di sale l’acqua a 20 °,e lasciando raffreddare la soluzione fin-ché sia ridotta a io° ; allora si decanta illiquido come sopra, e si evapora a secco.Il residuo ottenuto fa conoscere la quan-tità di sale contenuta nell'acqua al gradodi temperatura indicato. Quando un saleè più solubile nell’ acqua calda che nellafredda, la porzione disciolta dal calore sidepone, a proporzione che il liquido siraffredda ; le molecole saline separandosipossono unirsi con una certa simmetria,e formano dei cristalli tanto più regolariquanto più lento è il raffreddamento; si-mili sali si dicono cristallizzabili per raf-freddamento. Quando i sali nonsonopiùsolubili nell’acqua calda che nella fredda,
Si I.E
è necessario cristallizzarli coll' evapora-zione, e quanto più è lenta, tanto più re-golari riescono i cristalli ; perciò l’evapo-razione spontanea all’aria in luogo asciut-to fornisce i cristalli più belli. Si può ot-tenere con un metodo seguito daLeblancuna cristallizzazione di grandissima for-ma, ottenendo prima coll’ evaporazionelenta alcuni cristalli, scegliendo i più re-golari, ponendo questi in un vase a fon-do piatto, e versandovi sopra una disso-luzione saturata dello stesso sale. Aggiun-gendo successivamente della dissoluzionea proporzione che si evapora, i cristalli di-vengono sempre più grossi, e, affinchè l’ac-crescimento avvenga simmetricamente sututte le faccie, si rivoltano i cristalli e siespongono alternativamente tutte le partia contatto della dissoluzione.
La dissoluzione e la cristallizzazionedei sali sono accompagnate da fenomeni,la cui cagione è ancor sconosciuta. Al-cune dissoluzioni saline, benché concen-trate, non|cristallizzano mai se non Si muo-vono almeno una volta i vasi che le con-tengono. Le dissoluzioni di acetato di so-da e di nitrato d’argento offrono frequen-temente questo fenomeno.
Altre dissoluzioni saturate, poste nelvuoto, non cristallizzano nemmeno coll’a-gitazione. Henry, chimico inglese , avendoriscaldato un tubo 4 * vetro riempiuto pertre quarti d’una soluzione di solfato disoda, quanto basta per iscacciarne colvapore tutta l’aria, e avendone chiusa1 ’ estremità alla lampana, non v’ ebbe al-cun segno di cristallizzazione; ma, quan-do ruppe l’estremità del tubo, e l’aria vipenetrò, la cristallizzazione subito av-venne.
La seguente osservazione di Gay-Lus-sac è analoga alla precedente. Si riempiedi mercurio, meno pochi centimetri, untubo di barometro, poi se ne scaccia I a-ria coll’ ebollizione ; la parte vuota si