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Tomo XI.
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SAunsniTA’

una vescica piena di gas acido idrosolfo-rico, e l’animale morì in pochi istanti.

La più piccola quantità di questo gasintrodotta nell’aria respirabile, la rendemortale ; nella proporzione di otto cen-tesimi soltanto, un cavallo perisce all’ i-stante.

Questo è il gas, nonché l’idrosolfurodi ammoniaca, ugualmente mortifero,chesi svolgono da tutte le fermentazioni pu-tride, dalle acque stagnanti, dalle cloa-che, ec. Perciò è necessario usare tutti imetodi convenienti a prevenire questefermentazioni, od opporsi ai loro sinistrieffetti. Nelle vicinanze di Parigi si prepa-ra la diseccazione e polverizzazione dellefecce umane, e certo non senza pericolod’infezione, massime nella state.

Nella grande cloaca al norie di Parigi svolgesi molto gas acido idrosolforico,che, in certe circostanze, segue le imboc-cature dei ruscelli che colano in essa, percui gli abitanti vicini vengono infettati dicattivo odore e di gas insalubri. Sarebbefacile, mediante una disposizione assaisemplice, usata in Inghilterra, evitare que-st’inconveniente ; converrebbe introdur-re l’acqua dei ruscelli nella grande cloa-ca per un tubo di ghisa che pescasse inuna tinozza di ghisa, i cui orli fosseropiù alti dell’orlo inferiore del tubo, colqual mezzo si chiuderebbe il passaggioal gas, lasciando libero lo scolo dell’acqua(V. fig. 3 ). Questa costruzione è analogaai tubi a S usati nei laboratoi di chimica,allo stesso oggetto (fig. 4 ). Sarebbe dun-que facilissimo impedire 1’ uscita del gasda questa parte, e farlo svolgere in unaltro punto, senza pericolo, determinan-do una corrente d’aria continua, su tuttala lunghezza della cloaca, la quale trar-rebbe seco i gas, e opporrebbesi ai pro-gressi della stessa fermentazione.

In tutte le rinnovazioni d’ aria sienocontinuate o periodiche, con ventilatoriDi*. Tccuol. T. XI.

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o col fuoco , è necessario calcolare laquantità di aria introdotta in un datotempo. Ciò può farsi in diverse ma-niere.

Devesi prima conoscere la velocitàdell’aria, al qual uopo insegnò Hulles(nel 174°) di esporre alla corrente di cuivuoisi misurare la velocità, 1 ’ orificio diun tubo di vetro curvato a sifone rove-sciato ( fig. 5 ) ; l’acqua posta in questosifone invece di mantenersi a livello, lapressione dell’ aria la farà ascendere nel-1 ’altro ramo: tenendo conto della diffe-renza CD, tra i due livelli, si avrà la mi-sura della pressione esercitata dall’ aria,considerata la differenza di densilà del-1’ aria, eh’è 800 volte minore di quel-la dell’acqua. Siccome la pressione eser-citata è proporzionale al quadrato dellavelocità, ne segue ohe la velocità è ugua-le alla radice quadrata della pressionemedesima.

Un altro metodo di calcolare la velo-cità della corrente dell’ aria o di un gasqualunque, consiste semplicemente nelprodurre un piccolo fumo, nero leggeris-simo, all’ uscita di un tubo di conosciu-ta lunghezza, pel quale passa l’aria di cuivuoisi conoscere la velocità. Dal motoimpresso al fumo, si potrà giudicare lavelocità con cui 1 ’ aria esce dal tubo. Sipuò ripetere quest’ esperienza più volledi seguito, per preudere la media delleosservazioni.

Avendo Conosciuto la velocità dell a-ria, si troverà la quantità introdotta inun tempo dato, misurando la sezione delcanale per cui essa passa, e moltiplican-do la superficie di questa sezione per lavelocità dell’aria medesima. Ne daremouu esempio.

Sia un condotto di forma prismaticarettangolare, lungo 100 decimetri, la cuisezione presenti un quadrato di fy deci-metri di superficie ; la velocità dell’ aria22