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Tomo XII.
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Specchiaio

lumia. Allo stesso modo si costruisconole boiferie. Gli uni e gli altri vasi deb-bonsi diseccare con precauzione assailentamente, lasciandoli lungo tempo espo-sti all’aria, per evitare che si fendano escrepolino. Nel caso in cui si dovesse sol-lecitare il diseccamento, converrebbe faruso di un calore lentissimo e gradua-to. Si giudicano secchi i crogiuoli allor-ché hanno un colore biancastro, e colpi-ti leggermente risuonano.

Zlicuocitura delle fornaci, delle arche edei crogiuoli.

Dopo seccate le fornaci, le arche e icrogiuoli, conviene cuocerli prima di e-sporli al fuoco di fusione; quantunquediseccali diligentemente, gli uni e gli al-tri ritengono una certa quantità di acquache, per un calore troppo forte, pro-durrebbe un pronto restringimento delleparti, il quale ne cagionerebbe la distru-zione od almeno dei gravi discapiti. Con-vien dunque cuocere le fornaci, le archee i crogiuoli,a poco a poco fino al gradodi calore capace di vetrificare la compo-sizione. A tal uopo si accende un picco-lo fuoco, il qual si aumenta a grado agrado per io o xa giorni. Rispetto allearche, se ne chiudono le aperture ester-ne, meno qualche pollice perchè siaviuna corrente di aria : il calore che rice-vono dalla fornace colla quale comunica-no, basta almeno in parte, a cuocerle,e cuocer anco i crogiuoli in esse riposti atale oggetto. Nel caso in cui si volesseuna cottura più compiuta o più forte, siaccende il fuoco nelle arche medesime .Il cristallaio cotto nell’ arca e introdottonella fornace, è prudente riscaldarlo vuo-to a gran fuoco prima che riempirlo dimaterie, acciocché acquisti tutto il ristrin-gimento di cui è capace.

Prima di parlare delle sostanze cheentrano nella composizione della materia

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da fabbricare gli specchi, delle avvertenzeche debbonsi avere e delle preparazionioccorrenti, ci sembra indispensabile farconoscer la forma esterna ed interna del-la fornace di fusione, nonché le differentiparti che la compongono. Sarà allorapiù facile seguir la serie delle operazioniche si succedono, dal momento in cui sicomincia a riscaldar la materia, fino aquello in cui trovasi ridotta allo stalo dispecchio.

Descrizione locale della fornace e dellafornace medesima.

Chiamasi piazza il fabbricato nel qualela fornace di fusione A occupa il centro:vedesi rappresentata nellaTav. LXVIII,fig. i. Se l’officina è bastantemente gran-de per contenere due fornaci, il centrorimane libero, e le fornaci sono poste aduguale distanza dal centro e dai lati. Lun-go due muri longitudinali della piazza,solidamente costruiti di pietre arenarie,v’hanno delle aperture simili a quelle deiforni ordinari. Questi forni calcinatorii,servono a ricuocere gli specchi quandosono stati colati ; si chiamano caldaieC,C,C,C, ec. Il loro pavimento è all’ al-tezza di 2 piedi e mezzo al di sopra delsuolo della piazza, e sono a livello dellepiastre, nelle quali si colano gli specchi.La loro lunghezza è talvolta di 3 o piedi,e la loro larghezza di 20, per cui 6 , 8ed anche 10 specchi possono capirvi,gli uni accanto agli altri. L’ apertura deldinanzi dicesi gola del forno calcinatorio,e quella del di dietro ch’entra in un cor-ridoio esterno, dicesi goletta. Si riscaldail forno calcinatorio con un fornello diforma quadrata, lungo le sue pareti E,E,E,E. Uno spaccato trasversale della piaz-za (Tav. medesima, fig. 2), dimostra ilforno calcinatorio C nella lunghezza, e ilcorridoio D, ove entra la sua parte po-steriore.