Stadera
*olo di tessuto sostenuto dal cerchio divimini, tende perfettamente il tessutostesso. Ecco il modo come si fanno glistacci comuni.
Gli speziali, i droghieri e simili hannod’uopo di maggiori cautele per staccia-re le loro polveri. I loro stacci devonoessere coperti sotto e sopra di due altristacci che dicono tamburi , costrutti co-me i precedenti, se non che invece dellatela, vi si adatta un foglio di pergamenabagnata e ben tesa : la pergamena ristrin-gesi nell 1 asciugarsi e la sua superficierimane tesa perfettamente. Con tale av-vertenze le polveri sono meglio conser-vate, nè possono volar via ; il tamburoinferiore raccoglie e conserva le polveristacciate. Si vede che in tal caso il verostaccio viene ad essere fra due tamburi.
La tela degli stacci di seta è un velopiù o meno rado ; le tele metalliche sonfatte di fili d’ ottone più o meno fini ea maglie più o meno minute, e sono pre-feribili alle altre per ogni motivo.
Oltre alle sostanze secche e pestateche si passano pegli stacci, questi uten-sili servono anche a separare i ‘liquididalle sostanze solide che contengono.
(L.)
* STACCIATURA. V. cruschello.
* STACCIO Y. staccuio.
STADERA . Strumento da pesare
composto d 1 una leva inflessibile, sospe-sa in un punto sopra un coltello che ladivide in due braccia inuguali. Al brac-cio più corto adattasi un uncino cui siattacca il corpo che si vuol pesare. Uncursore o peso mobile, detto romano opiombino che si fa scorrere lungo 1’ altrobraccio , rimane sempre il medesimo .Questo peso conducesi sul punto ove faequilibrio col corpo pesato mediante l’inu-guaglianza delle braccia. Alcune divisioninumerate incise sul braccio più lungo in-dicano il peso sostenuto sul braccio cor-
Stadera jg
to dal peto mobile posto in quel punto.
( Y. Tav. LIX delle Arti meccaniche ,
fig- 8 ).
Nulla vi è a dire sul modo di fare laspranga di ferro ,d’ acciaio o di ottoneche forma la leva ; basta che non sia pie-ghevole e sia abbastanza solida da noncurvarsi col peso che lo strumento devesostenere. L’occhio in cui passa l’asse dirotazione, e il cortello di sospensione ,sono d’ acciaio temperato e brunito. 11modo di fare queste parti venne già in-dicato all’articolo bilancia. L’uncino èsospeso ad un anello che è alla cima delbraccio più corto, ed anche questo anel-lo poggiasi sopra un cortello. Il bracciolungo è rotondato al dissopra, ed il cur-sore che porta il peso mobile lo circon-da e vi si posa sopra una specie di ta-glio atto a segnare con presisione il pun-to preciso ove si è collocato. Lo stru-mento dev’ essere costruito in guisa daessere in equilibrio sul proprio asse,quando non vi si appende, nè il romano,nè verun corpo da pesarsi. Rimane daindicarsi la regola per segnare le divisio-ni sul hraccio di leva.
Psia il corpo da pesarsi, p il suo brac-cio di leva ; Q il peso del romano insie-me all’anello che lo regge, q il suo brac-cio di leva. Il peso del braccio lungo odell’ uncino si possono trascurare chel’uno distrugge 1'altro . In istato d’e-quilibrio i pesi essendo fra loro in ra-gione inversa delle loro braccia di le-va (V. leva), si ottiene la proporzioneP : Q : : q-p, ossia Vg Q/>. Prendasi unaltro peso P', il suo braccio di leva rima-nendo il medesimo, cioè pj il peso chevi fa equilibrio sia ancora Q, ma do-vrà avere un altro braccio di deva q esi avrà parimenti P' pZZZiQ' q’- Dividen-do membro a membro, la prima di queste
equazioni perla seconda, si