Stuoia
principalmente «li tali lavori; e veslivan-si con essi. Gli Orientali le ailoperanotuttora per giacervi sopra. Quando si èscoperto il nuovo mondo quest’ uso viera comune, e i selvaggi fanno ancorabellissimi lavori, e massime brande o ama-ette eleganti che appendono agli alberi esulle quali si coricano.
Le stuoie più semplici sono quelle chelavorano i giardinieri, che sene servonoper coprire le spalliere ed altre piante eguarentirle dalla brina, dalla pioggia, ec.La paglia non è intrecciata ; prendesi lapiù lunga che serve quasi di trama allastuoia : 5, 5, oppur 7 funicelle fan 1’ of-ficio d’ ordito ; dispongonsi a distanzeuguali lasciando i due estremi un deci-metro circa distanti dai capi. Tendonsile funicelle, secondo la lunghezza che sivuol dare alla stuoia, alle distanze volutea due a due. Passasi fra le due funicelleun fascetto di paglia di segala, in modoche le cime degli steli vengano al diritto,pongonsi al di fuori, e il lato ove sonole spiche verso il mezzo ; sparpagliansisecondo la grossezza che si vuol darealla stuoia, adattasi alla stessa guisa I’ al-tra cima : iùcrociansi le funicelle, e pas-sasi un regolo di legno rotondato fra lefunicelle per assodare la paglia continua-si alla stessa guisa fino al termine, incro-ciando sempre le funicelle ad ogni fascet-to di paglia che si pone. Quando si è fini-to, annodansi le funicelle a due a duestrignendo bene le paglie. Rimane soltan-to dirizzare colle cesoie le disuguaglian-ze che possono produrvi i capi che so-pravvanzano gli altri.
Le stuoie comuni che si adoperanospesso per porle dinanzi alle porte dellestanze, sono solitamente di paglia; quel-le che servono a poggiarvi su i piedi,sono di giunco, di canne, ec., sono in-trecciate quasi sempre a tre capi. I fabbri-catori adoprano a tal uopo un forte ca-
SruotA óyp
valletto di legno, sul quale sono fissatiforti uncini di ferro uno per cadaun ope-raio, quando lavorano molti uniti. Nonparleremo quivi che di uno solo.
La paglia onde servesi l’operaio èlunga e fresca ; la inumidisce un poco, lalascia ammollire abbastanza perchè nonsia fragile, poscia la batte sopra una pie-tra liscia, e dura, con un buon magliodi legno per acciaccarla e spianarla.
L’operaio prende un certo numerodi steli per far ciascun cordone, e ne in-treccia tre uniti. Il numero degli steli va-ria da 4 a 12 per ogni cordone secondoche si vogliono le stuoie più o meno gros-se. Supponiamo che 1’ operaio voglia por-re 4 steli per cordone, ei prende dodicisteli, e li dispone al pari pel capo piùgrosso, vicino al quale li lega fortementecon una funicella ; fissa il tutto all’ unci-no poi prende separatamente i 4 steli diciascun cordone e gl’ intreccia a 3 cor-doni. Quando è al termine aggiunge lepaglie necessarie per allungare quelle chesono troppo corte e continua così la suatreccia di lunghezza indefinita o bastanteper la stuoia che vuol fare. A mano amano che la treccia s’ allunga, ei la stac-ca dall’ uncino, la attacca di bel nuovopiù vicino al suo lavoro, e getta dietroal cavalletto il già fatto. Gli artefici chia-mano chiodo 1’ uncino, e quindi al lavo-ro che abbiamo descritto, dicono lavoroal chiodo.
Allorché una treccia è finita la si po-ne a seccare prima di ridurla a stuoia ;locchè l’operaio dice ordire a telaio.E 1 questo telaio simile a quelli dei mate-razzi (V. materazzo), formato di regoliche si allontanano più o meno secondola lunghezza che si vuol dare alla stuoia.Attaccasi la cima della treccia al primouncino, teudesi e passasi la treccia sull’un-cino di rimpetto ; la si ravvolge sul se-condo, sul terzo ec., finché siasi giunti