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Tomo XIII.
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sfericamente, il che forma dei pezzi àr-ruotolati come la canella, apre e separain conseguenza tutti i filamenti del legnoin larghezza, e li dispone in un modo piùadatto ad estrarne le parti coloranti. Atal modo non occorre inumidire il legno,il che è assai vantaggioso per conservar-ne la purità della tinta. Non vi è perditaalcuna; si può tagliarlo della finezza chesi desidera, fino al massimo grado senzadifficoltà, disponendo i coltelli a tale og-getto come conviene.

Questa macchina, la quale non richie-de che la forza di un buon cavallo, puòesser mossa da qualunque altra forza mo-trice; un solo uomo attivo e intelligentebasta a dirigerla.

Siccome v’ha dei pezzi di legno trop-po lunghi per applicarli alla macchina,occorre tagliarli, il che è penoso per ladurezza del legno; si adatta a tal uopoallo stesso motore una sega circolare chepuò agire senza interrompere l’effettoprincipale della macchina.

Si fa anche girare collo stesso motoreuna mola per affilare i coltelli. Convie-ne aver sempre un doppio assortimentodi coltelli per supplire a tutti gli acci-denti che possono accadere.

§. 3. Delle acque proprie allatintura.

Stimiamo più opportuno di riservarequest’argomento, allorché parleremo deltintore in cotone ed in filo compresonell 1 articolo presente.

§. 4- Estrazione delle materiecoloranti.

Abbiamo indicato la maniera con cuisi polverizzano i legni, le radici, le pian-te, generalmente tutte le sostanze legno-se; ci resta a parlare del rimanente dellesostanze tintorie.

Tintore

La coccin igi.ia si polverizza in mortaidi legno od in piccoli mulini pur di le-gno di cui daremo la costruzione.

Trendesi un ceppo di quercia o diplatano ben secco e sano, di un piede dilarghezza e di lunghezza. Si tornisce inmodo di farne un cilindro. Lo si stozzasul tornio, in modo di farvi una cavitàcilindrica di otto o nove pollici di dia-metro sopra sei pollici di profondità ; siprocura che il fondo sia perfettamentepiano e liscio. Si adatta poi in questa ca-vità e sempre sul tornio, un piatto dellostesso legno, e di due pollici almeno dispessezza in modo che possa girare libe-ramente. Si fissa ecentricamente sullaparte superiore una caviglia lunga unpiede circa, sulla quale si adatta un ci-lindro mobile che fa l’ufficio di manovel-la per far girare orizzontalmente il piat-to che serve di mola, e deve essere benpiano in modo che le due superficie sicombacino perfettamente; si addatta so-lidamente sopra una delle faccie una gron-daia per far uscir la cocciniglia quandoè macinata. Tra queste due mole si ma-cina la cocciniglia.

La più parte dei tintori mescono allacocciniglia, nella triturazione, dei cristallidi cremor di tartaro, all’ oggetto di faci-litare l’estrazione del colore.

Adopransi mulini simili, ma più gran-di, di pietra per macinar l’indaco, Tona-no, l’oricello, la lacca, ec. La pietra che sipreferisce a quest’uso è il granito di gra-na fina. In questi ultimi mulini la cavi-glia che serve di manovella è di ferrogrossa un pollice. In una tintoria beneallestita si hanno tanti mulini diversi,quante sono le sostanze da macinare, af-finchè i residui d’un colore non nuocanoalla bellezza d’un altro colore.

Si sostituiscono, per macinar l’indaco,dei bacini di rame o di ferro, nei qualiil colore si macina con delle palle dello