Tintore
Abbiamo ripetuto esattamente questiesperimenti; e trovammo che si ottieneuno scarlatto assai più bello, componen-do il primo bagno come quello di Schef-fer numero ( 3 ), e il secondo come quellodi Poèrner numero ( 4 ). La dissoluzionedi stagno che diede il colore più vivo erisplendente è quella del Mordente B.
Alla parola scarlatto di questo Di-zionario si troverà un altro metodo diRobiquel per ottenere questa tintura.
(7) Avvivare lo scarlatto.
Le esperienze di Forsyt, dotto scoz-zese, sull’utilità che può trarsi in tinturadall'uso del clorato di potassa furono sìfortunate che mi indussi a ripeterle. Ilcolore dello scarlatto ottenuto col meto-do precedente divenne sì vivo da nonessere più riconoscibile. Conviene lasciarraffreddar la stoffa tinta nel bagno di tin-tura, e quando la si trae se ne avviva ilcolore col clorato potassico, che devesiusare a freddo. Io ho seguito questometodo.
Presi della dissoluzione salina di clo-rato di potassa che segnava cinque gradidell’areometro di Baume ; ne versai unadramma nel secondo bagno contenenteuna libbra e mezza di acqua, il che cor-risponde a due centesimi del liquido ;dopo aver ben mesciuto il bagno vi im-mersi una porzione del panno tinto ; do-po un quarto d’ora lo trassi dal bagno elo trovai infinitamente più bello. Essoresiste anche meglio al sapone e all’aria.E' necessario versare nel bagno la disso-luzione di clorato, in piccolissime quan-tità per volta, ad oggetto di non scolorirequalche porzione di esso.
(8) Bancroft sperimentò di sostituire1’ acido solforico all’ acido nitrico nelladissoluzione di stagno. Siccome questeesperienze riuscirono benissimo, ne fa-
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remo conoscere i risultati. Egli mise cir-ca quattordici once di stagno in un mi-scuglio di due libbre di acido solforicoe tre di acido muriatico ; un terzo dellostagno venne disciolto. L’ acido muriati-co devesi prima versare sopra molto sta-gno in granaglia, in un gran recipientedi vetro ; poi vi si aggiunge lentamentel’acido solforico. Quando i due acidi so-no mesciuti, si lasciano agire sopra Iostagno ; operano più prontamente col ca-lore di un bagno di sabbia.
Questa soluzione è perfettamente tra-sparente e scolorita, e rimane degli anniinteri senza intorbidarsi. Essa produceun effetto doppio della soluzione coll’ a-cqua-regia, e risparmia due terzi dellaspesa. Ila inoltre la proprietà di renderpiù vivi i colori di tutte le tinture al paridel lartrato di stagno (a) senza far vol-gere al giallo il cremisino della cocci-niglia.
In conseguenza dopo aver eseguitocon questa dissoluzione moltissimi espe-rimenti, Bancroft rese più vantaggiosa epiù economica la tintura dello scarlatto,componendola colla cocciniglia e collaquercia gialla.
Per questa specie di scarlatto meltonsi100 libbre, per esempio, di panno, in unacaldaia di stagno pressoché riempito d’a-cqua nella quale si saranno versate 8 lib-bre di soluzione muriosolforica di sta-gno ; si fa bollire il liquido rivolgendo ilpanno per un quarto d’ ora. Allora to-gliesi il panno dal bagno, e aggiungonsiin esso 4 libbre di cocciniglia e 2 libbree mezza di corteccia di quercia gialla inpolvere. Ben mesciuta ogni cosa, immer-gesi nuovamente il panno nel bagno, si
(a) Bancroft pretende che il tartaro cheadoprasi nella tintura dello scarlatto produ-ca un tartrato di stagno insolubile, il qualedia colla cocciniglia un color giallo.