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Tomo XIII.
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Torcimento

lame in une piastra di acciaia inglese esattamente simili a quella che aveva pro-vato; ed avendone temperato due, l’unaal calar bianco, l'altra al violetto, e lascia-ta raffreddare lentamente la terza dal ca-lor rovente : pose queste lame 1’ una do-po l’ultra nell’apparato ed attaccò i pesiin B, 3 pollici e mezzo distante da a.La prima lama si ruppe allorché fu ca-ricata di 6 libbre, ma qualunque fossel’angolo cui la si piegava caricandolacon pesi minori tornava sempre a ri-prendere la direzione orizzontale. Perrompere la seconda lama occorsero 18libbre di peso, ed essa era giunta ad unangolo presso a poco proporzionato allaforza che aveva agito ; la terza lama perun peso di 5 a 6 libbre curvavasi pro-porzionatamente alla forza, e sotto unangolo esattamente uguale pella medesi-ma forza a quellò cui riducevasi ne’ dueprimi casi; ma poscia applicando la for-za parpendicolarmente alla lama per con-servare ugual lunghezza alla leva, unaforza di 7 libbre bastava per curvarla sot-to qualsiasi angolo, e quando levavasiil peso tornava solo di tanto di quantoavevaia curvata il peso di 6 libbre ;sicché 1' angolo di reazione della flessio-ne era cangiato in un altro sotto il qua-le erasi prodotta la curvatura con unaforza maggiore di 7 libbre.

Questi ultimi esperimenti danno la«tessa conseguenza dei primi. E’ chiaroche per farsi una idea di ciò che avvie-ne nel caso della flessione dei metalli ,bisogna distinguere la forza elastica delleparticelle integranti, dalla coesione chele lega insieme. Questa forza elastica di-pende come abbiamo veduto dalla com-pressione e dalla dilatazione che sonogli elementi delfesperienza, ed è sempreproporzionata alle forze comprimenti edilatanti ; queste particelle integranti nonvengono alterate colla tempera, giacché

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nei varj stati la elasticità è la medesimapegli stessi gradi di flessione.

i\la queste particelle non sono uniteche da un certo grado di coesione , ilquale probabilmente dipende dalle lo-ro figure e dai vari fluidi onde sono em-piuti i loro pori, e i quali variano se-condo lo stato della tempera. Nell'acciaiotemperato duro e nelle buone molle, leparticelle non possono sdrucciolare l’unasull’altra, nè spostarsi menomamente sen-za che il corpo si rompa ; ma nei corpiduttili o nei metalli non temperati, que-ste particelle possono scorrere e spo-starsi senza che la coesione rimanga al-terata sensibilmente.

Quanto dicemmo sui metalli può ap-plicarsi a tutti i corpi; le loro molecolahanno sempre una perfetta elasticità, mala sostanza è dura, molle o fluida secon-do il grado di coesione. Se nei corpiduri possono scorrere 1'una sull’altrasenza che le loro rispettive distanze ven-gano alterate, la sostanza sarà duttile omalleabile ; nel caso opposto , il corposirompe quando la forza che lo comprimoo lo dilata è uguale o maggiore dellacoesione.

Servendo la bilancia di torcimento amolli esperimenti delicatissimi, le si dàuna forma alquanto diversa da quelladella fig. 22 ; 1 ’ indice b ( fig. 24 ) è so-speso al filo ab di metallo, di lino, di setao di qualsiasi altra materia, secondo lecondizioni dello sperimento che si vuolfare. Questo filo è sospeso con un pic-colo peso b alla base superiore d'un cilin-dro a , la quale può girare intorno all'as-se del filo, e una gradazione fatta sullacirconferenza indica l’asse di rotazio-ne ; un cilindro di vetro guarentiscel’ apparato dall’ agitazione dell' aria , etiene un altro arco graduato all' altezzadell’indice. Prendendo fili lunghi e fini,possonsi misurare con questa bilancia