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Tomo XIX. [Supplimento.]
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Cera

rum di Linneo , il Myrislica sebifera diLamarck , l’albero della vacca o Gaìa-ctodendron di Humboldt e Bompland efinalmente la Benincasa cerifera delSavi.

Queste varie sostanze potrebbero a-cquistare una qualche importanza com-merciale se venissero raccolte in grandequantità là dove produconsi natural-mente. Di raro però sono bianche e scia-guratamente quelle meno colorate sonole più fusibili.

La cera del Ceroxylon andicola, checresce sulle montagne dell’America Me-ridionale , trasuda dall’ albero donde lasi raccoglie in piccole scaglie. Fondesiposcia nell’ acqua sulla quale sopranno-ta : allora la si riunisce e riducesi inpezzi cilindrici. È gialla, biancastra, sec-ca, porosa, fragile e meno densa del-l’acqua. Può facilmente polverizzarsi. Epochissimo solubile nell’alcoole freddo,e solubilissima in cinque a sei volte ilsuo peso d’alcoole bollente, rappiglian-dosi poi col raffreddamento in una mas-sa amorfa. Bonastre riferisce che questacera trattata coll’alcoolefreddo,poi sciol-ta nell’alcoole bollente e fdtrata a caldo,diviene, freddandosi, lattea e gelatinosa ejdà dei cristalli piumosi d’una lucentezzasetacea, i quali hanno la singolare pro-prietà di divenir luminosi quando tritu-ransi all’oscuro. Questa cera è solubileanche nell’ etere e saponificabile collapotassa. Adoperasi unita al sego per farnecandele.

La cera del Carnauba raccogliesi inpiccole laminette iridate, bianche e chedivengono cedevoli maneggiandole fra ledita. Fusa presenta una massa liscia,gialla, verdastra, dura,coerente, che nonsi fonde che a 70 °. Fondendo questamateria col sevo gli dà alcune proprietàche lo rendono analogo alla cera. Pro-viene dal Brasile e cercasi oggidì di in-

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trodurla nel commercio, il che sarebbesenza dubbio utilissimo. Si ignora la suaorigine botanica, ma si crede che pro-venga da una palma. Quanto possiamodire si è che essa raccogliesi sull’ alberoe non si estrae altrimenti colla fusione,come appare anche dalla sua forma dilaminette iridescenti.

La cera della Mirica ricuopre le bac-che di questa pianta, e se ne separa po-nendo queste bacche in una caldaia contale quantità d'acqua che ne rimanga aldi sopra uno strato dio m i5; facendobollire il lutto, ed agitando le bacche inmodo di rimoverle dal centro della cal-daia fino alle sue pareti, dove si premo-no per agevolare la separazione dellacera. Onesta, quando è fusa, raccogliesiben presto alla superficie dell’ acqua,donde si leva con cucchiaie quando viè in quantità sufficiente, e si filtra attra-verso d’una grossa tela. Tosto che èrappresa si lascia sgocciolare e posciaseccare, poi si fonde per purificarla e ri-durla in pani. Una mirica molto fertilepuò dare 5 e mezzo chilogrammi di frut-ta che danno un quarto del loro pesodi cera.

La cera così ottenuta è verde o giallo-verdastra, ma facendola bollire parecchievolte con acqua ed esponendola al sole,o trattandola con alcoole bollente, e po-scia precipitandola si imbianchisce. i

In tale trattamento perde anche il suoodore provenendo questo da un aromavolatilissimo e solubilissimo nell’alcoole.Fondesi a 43°, ed ha il peso specifico dit,oi5. A freddo è più dura della ceradelle api, e può ridursi in polvere, a cal-do s’impasta più difficilmente. Trattatacon ao parti di alcoole bollente si de-compone e dà 0,87 di cerina che discio-gliesi, e o,x3 di miricina che rimane in-disciolta. E poco solubile nell’atere fred-do , e sciogliesi compiutamente in 4