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iore cui non si lasciarono che i suoi pie-di posteriori più o meno allontanati, se-condo che vuoisi distruggere una pro-porzione più o meno grande delle pian-te. Questo lavoro dee farsi, per quantoè possibile, in linee rette ed equi-distan-ti. Siccome i vomeri tagliano tutto ciòche trovasi loro dinanzi, così dopo l’ope-razione il campo trovasi disposto in pic-cole zone alternativamente vuote o pie-ne, nè più rimane che diradare le pian-te di quest’ ultime se sono troppo fitte.Le intra versature seguenti si fanno a ma-no, ma riescono più facili che nella soli-ta coltivazione alla volata. De Dombasleadopera con questo metodo dieci litridi semi per ettaro.
Seminagione nel semenzaio. Il colsache si vuol trapiantare dee seminarsi nelmese di luglio acciocché le pianticelleacquistino più forza che sia possibileprima di uscire dal semenzaio ; per lastessa ragione non dee seminarsi troppofitto per evitare-che le piante soffrano periscarsezza d’aria. I fiamminghi adopera-no in tal caso un quarto solo di semenzapiù che per la seminagione sul luogo etuttavia stimano quasi sempre necessarioil diradamento quando gli steli si sonosviluppati ad un certo punto. Una piantaben formata quando tiene alla sua base da3 o a 40 millimetri di giro non deve esseralta che 216 a 270 millimetri. Seminasiil colsa nel semenzaio alla volata o in li-nee distanti 24 centimetri le une dallealtre, dimodoché levando una linea fradue pel trapiantamento , e diradandoquelle che rimangono, le si possono con-servare e trattare in appresso come qua-lunque altra semina in linee regolari.
Del trapiantamento. Benché il tra-piantamento del colsa possa veramentefarsi a tutto ottobre, nullameno sarà me-glio eseguirlo durante il settembre, im-percioechè quanto meglio e,da più lun-
Cotst
go tempo la pianta ha posto radici al-P avvicinarsi dei geli tanto minor dannorisente da quelli. La piantagione puòfarsi in varie maniere.
•Col piantatoio. Nel Belgio dopo chesi sono levali i raccolti di frumento o diavena, che sono quelli cui per lo più sus-segue il colsa, levarsi le stoppie coll’estir-patore o coll’aratro. Alcun tempo dopostendesi il letame, se lo sotterra con unaaltra aratura, erpicasi una o due volte,poscia si dà un’ultima aratura di 22 a 27centimetri di profondità che divide ilterreno in zone larghe circa 3 metri ;finalmente si agguaglia il suolo, se occor-re, coll’erpice arrovesciato o col cilindro,e cominciasi immediatamente il pianta-mento. A tal fine un uomo fa col pian-tatoio dei fori distanti 3 o a 3 a centime-tri sulla stessa linea e dei fanciulli o del-le donne che gli tengono dietro mettonouna pianta di colsa in ciascuno di questifori e comprimono col piede la terra in-torno alle radici. La distanza delle lineesulle quali si fanno i fori varia da 32 a4g eentimetri, secondo che le intraversa-ture vogliono farsi colla zappa a mano ocon quella a cavallo. Quasi dappertuttoverso la metà di novembre 6cavansi isolchi che separano le zone e gettasi laterra levata fra le piante per calzarle.
Il trapiantamento colla vanga si fapresso a poco allo stesso modo eccetto-chè invece di aprire i fori col piantatoioogni operaio tiene una vanga leggera chefa penetrare nel suolo là dove dee porreuna pianta di colsa. Premendo legger-mente sul rnanieo forma di contro allalunghezza del ferro un vuoto in cui met-te una delle pianticelle che tiene nel suogrembiale e quando questa è posta allaprofondità conveniente, tenendola collamano sinistra leva colla destra la vangae assoda il suolo calcandolo. In tal guisaoccorre, a dir vero, qualche pratica, ma