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rifaranno di nuovo, ponendo al dissoprni legnami che efano al dissono, o lenen-doli ad una certa distanza, sicché da unmonte ne risaltino due. A quel momen-to sarà ben fatto levare la corteccia deilegnami, poiché sul finire della state lemosche vi depongono delle uova, lequali si aprirebbero al principio del se-condo anno, ed i cui insetti dopo esse-re cresciuti fra il legno e la corteccia,acquisterebbero poi forza bastante a pe-netrare fino al cuore del legno. Questoconsiglio sarà specialmente utile peglialberi da frutto. Quando siansi seguite leregole che abbiamo date, e condotta adovere l’operazione, la corteccia si leve-rà facilmente per essersi staccata dal le-gno mediante un primo ristrignimento diquesto di cui essa non partecipa ; con-verrà lasciare la corteccia ovunque ade-risse fortemente al legno.
Prima di ammonticchiare di nuovo illegname gioverà levarne una grossezzadi o'"54 ad ogni cima, ed ecco per qualragione diamo questo consiglio. Le ci-me dei pezzi di legname seccatisi le pri-me, la loro tinta incupisce, il loro dia-metro diminuisce in maggior proporzio-ne, il legno si è ivi ristretto, i pori sonochiusi, ed il succhio trovasi imprigiona-to ne’ suoi canali ; conviene adunque a-prirgli una nuova uscita pel disecca-mento del secondoàtnno. Passato que-sto anno, se trattasi di alberi da fruttood altri da usarsi in piccoli pezzi, è d’uo-po tagliarli in ceppi lunghi 2 a 3 metriod anche meno se lo si può ; i fusti delcorniolo devono anche fendersi pel cuo-re, del pari che altri legnami assai den-si quali senza questa avvertenza si fen-dono e si sbiecano.
A costo ancora di sembrare in con-traddizione con noi medesimi, dobbiamoqui riferire, a animine vantaggio, quanteabbiamo osservato. Pei legnami densi la-
Gonseuvazione
glinli in pezzi di limitata grandezza, tro«vanitilo spesso molto utile di soguire unmetodo opposto affatto a quello che pre-scrivemmo più addietro, consigliando amozzare le cime dei legnami per age-volare l’evaporazione del succhio. Ab-biamo coperto d’ olio il luogo del taglioalle cime, ed anche di più incollammosulle cime della carta oliata, e possiamoassicurare che questi legnami, nei canalidei quali il succhio era così imprigiona-to si conservavano meglio di quelli, lecui cime restavano libere ; ma questi le-gnami così incollati serbavansi in luoghichiusi, alti, molto asciutti ed esposti per-ciò al pericolo d’un diseccamento trop-po rapido. Forse ch« se si fossero espo-sti all’ aria aperta, ed alle alternativedella fredda umidità notturna e del ca-lore del giorno, il succhio imprigionatoavrebbe fermentato e prodotto quelprincipio di decomposizione cui si dà ilnome di riscaldamento.
Il secondo anno i legnami scortecciatirimarranno esposti all’aria, come dicem-mo, nè si avrà più nulla a temere dei ver-mi, poiché anche se le mosche o le far-falle depongono su di essi le loro uova,queste periranno tutte la primavera se-guente, non trovando i vermicelli più latenera corteccia di cui nutrirsi fino a checrescano e non avendo essi la forza diintaccare il legno duro sul quale si at-trovano. In questo secondo anno i le-gnami si ristringeranno considerabil-mente per ciò che l’aria può girare in-torno ad essi ; ma gli effetti di quéstoristringimenlo saranno meno a temersi,essendosi rinchiusi i pori durante il di-seccamento del primo anno. TI terzo an-no converrà disfare ancora i monti, edallora i legnami si potranno squadrare ;questa operazione produrrà, a vero dire,qualche fenditura, ma questa non saràprofonda a segno di danneggiare grati