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musa di pietra viva che attraversavae che serviva di base ad una specie diossatura composta di pezzi di ferro soli-damente congi^jjti e che portavano ilpiccolo scalpello e gli altri pezzi annessialla macchina, i quali tutti conservavanoperciò la più grande stabilità durante ilmovimento del circolo divisore. Fra que-ste parti sono da notarsi 4 possenti mi-croscopii, ciascuno dei quali teneva nelsuo foco un filo di ragnatello finissimo, eche erano stabilmente fissati al di sopradell’ estremità di due diametri del cir-colo che s’incrocicchiavano ad angolo ret-»o. La luce del giorno essendosi trovatainuguale ed incerta, lo Schenk vi avevasostituita una lampana, la luce della qualeveniva concentrata e diretta sui punti daosservarsi mediante riverberi.
Il cìrcolo divisore ed i suoi dodici rag-gi eransi fusi d’ un solo getto, il che eraessenziale per 1 ’ uniformità delle dilata-zioni e lasciati vuoti per scemarne il pe-so. Sul mezzo dell’orlo superiore vi eraincassato un lembo d’argento, sul qualesi leggevano meglio le divisioni, le qualierano di estrema finezza.
La graduazione di questo circolo erauna divisione fondamentale,dall’esattezzadella quale doveva in gran parte dipen-dere quella di tutto l’apparecchio. Venneeseguita mediante molti saggi ripetuti, ilqual metodo dovette bensì riuscire mol-to lungo, ma di effetto sicuro. La si ese-guì mediante i microscopii a filo di ra-gno diametralmente opposti ad angoliretti, dei quali abbiamo fatto cenno.Questa esatta posizione sugli stessi dia-metri e rettangolare, ottenevasi con unaserie di tentativi fatti riconducendo suc-cessivamente sotto uno stesso micro-scopio delle divisioni occulte, segnatesul lembo, ed esaminando al microsco-l*io opposto, se il filo coincideva o nosulla divisione ehe doveva darò due se-•S oppi, Dk. Tecn T. T r JI.
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micjroonferenze uguali; questa condizio-ne ottenevasi finalmente, al pari chequella della uguaglianza dei quattro puntidella circonferenza mediante una serie dibi-sezioni fatte dietro la stesso principioe collo stesso metodo, fino all’arco di 5minuti o al dodicesimo di grado.
Certamente grande pazienza fu ne-cessaria in questa operazione, ma n<*n lasi aveva ed eseguire che una volta persempre. Il sistema dello scalpelletto sta-bilito dallo Schenk è molto ingegnoso,ma inutilmente si cercherebbe di darnsun’idea con .parole, e forse neppure configure, essendo di necessità complicato,siccome quello che doveva adempire nvarie condizioni ugualmente importanti,vale a dire : i.° ottenere un movimentodolce, facile e sicuro nella scanalatura aqualsiasi distanza data sul raggio del cir-colo e sempre nella direzione di questoraggio; 2. 0 dare a ciascuna divisione dasegnarsi una lunghezza determinata, evaria secondo il modo di suddivisionedel grado adottato negli strumenti sotto-posti all’azione della macchina : 3 .° dareuna profondità di queste divisioni chepotesse regolarsi a volontà ; 4-° fare ledivisioni in modo che terminassero all’orlointerno del lembo, senza dilatazioni nèsbavature; 5 .° finalmente tutte queste con-dizioni si avevano ad ottenere con mezzipuramente meccanici, senza che la de-strezza della mano vi entrasse per nulla.
Uno degli ostacoli meno aspettati epiù imbarazzanti nell’uso di questa mac-china si fu la difficoltà di porre i circolida dividersi rigorosamente concentrici alcentro del moto del circolo divisóre.11 Pare, a primo aspetto, dice ingenua-mente lo Schenk, che nulla sia più sem-plice c più facile quanto tornire rotondoa guisa di pernio il prolungamento del-l’asse, e piantarvi 6opra il circolo da di-vidersi 5 tuttavia non ho mai potuto riu-
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