lql} EcultOJIU
dà lavori d’ agricoltura e dell’economiarurale, una grandissima attività, e moltoamore per la vita della campagna ;
2 . p Che abbia tali capitali da non ve-dersi mai ridotto a dovere tra-scurareuna operazione veramente vantaggiosa,per mancanza dei mezzi di sostenerne laspesa :
3. Che assoggetti tutte le sue opera-zioni ad una contabilità particolareggia-ta ed esattissima ;
4 ° Che sappia procurarsi operai fe-deli, zelanti ed abili e buoni giornalieri,quando occorre ;
5.° Che le derrate non sieno nel pae-se ad un prezzo troppo basso e spropor-zionati) al costo della mano d’ opera.
Il proprietario che coltiva in tal guisail proprio fondo dee riguardarsi comeun intraprenditore qualunque che assu-masi la coltivazione di un podere, col-la differenza però che essendo esso ilpossessore delle terre ha interesse dimantenere queste nello stato il più pro-speroso.
1 / economia propriamente detta è ladisposizione delle varie parti della colti-vazione e nulla vi ha che richieda piùdiscernimento e aggiustatezza d’idee agrado che il barone Cruci non temettedi asserire esservi minore difficoltà nellosistemare il governo di un paese che unaeconomia rurale perfetta.
Il primo punto che merita 1’ attenzio-ne del coltivatore si è il lavoro degli ani-mali. Abili agronomi dimostrarono quan-to più vantaggioso sia 1 ’ uso dei cavalliche quello dei buoi (V. cavallo') ; manon è però lo stesso quanto alle vac-che, le quali pagano il loro nutrimentomentre sono inoperose, e che nella mag-gior parte delle intraprese ben ordinatepossono essere abbastanza numerose, per-chè non occorra mai caricarle il" un la-Yv-’ro h oppa faticoso o troppo conlinua-
F.conojiia
lo. Crini verificò oon una serie d 5 cspo,rienze che una operazione la quale fattacoi buoi costa 4,3a, fatta con cavalli co-sta 3,io, e fatta con vacche 3 , 73 . Laforza che gli animali hanno a vincere neltirare non deve eccedere quella mediache possono fare ordinariamente ; ina èduopo abituarli a ben impiegare le loroforze e ad un camminare sollecitò.
E pure una parte delle più essenzialidell’economia rurale il saper combinarele cose relativamente al numero d’operaionde si può disporre e trovare i mezzidi procurarsi quella quantità di giorna-lieri onde abbisognasi abitualmente e didare lavoro a questi per tutto il tempodell’anno. Questa difficoltà riesce special-mente sensibile nei paesi poco popolalied è assai grave poiché la giornata diuno salariato costa quasi dappertutto unterzo e spesso ancora una metà di piòche quella di un giornaliero ; quindi im-porta di non servirsi dei primi che perquelle cose soltanto che non possono far-si dai secondi. Una coltivazione di terre-ni altro non è in vero che una fabbricadi derrate; perciò è d’uopo come nellemanifatture introdurvi una stretta eco-nomia, tale però che non nuoca alla bon-tà del lavoro. Ciò dipende in gran partedalla maniera come dirigesi l’intrapresa,e se non è il proprietario stesso che ab-bia questa cura, interessa che il diretto-re qualunque denominazione gli si dia,partecipi al prodotto netto che è il frut-to della sua industria e della sua abili-tà. Onesta partecipazione, oltre ai suoivantaggi diretti, avrà anche quello di farconoscere per un motivo di piò la ne-cessità di una contabilità metodica e par-ticolareggiata, coll’ aiuto della quale sol-tanto il coltivatore al pari del manifatto-re può conoscere bene la’sua situazio-ne, verificare i suoi guadagni o le si.eperdite, e vedere come pussa uviiarc t;