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Tomo XXI. [Supplimento.]
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Falange

opera per dieci ore di seguito, e vi hacerto nullameno gran differenza dallapiacevolezza dell 1 ascollare un 1 opera aquella del fare un lavoro. Fourier quin-di trovò che il lavoro o non era organiz-zato, o non lo era a dovere, e che con-veniva organizzarlo in maniera da ren-derlo piacevole; equi cominciano le suenuove idee.

Prendeva egli un comune, un certospazio di terreno e circa i ,800 persone,e costituiva questa società col nome difalange. Dividevasi la falange in gruppi ,serie, ec. in quella guisa che i ragiona-menti dividonsi in battaglioni, compa-gnie, ec., ed in essa ciascuna veniva ap-plicato ad un lavoro secondo le sue for-ze, il suo carattere e la sua capacità, equesto lavoro, a suo parere, era meglioordinato che quello dell 1 attuale società,più piacevole e più produttivo. La falan-ge, cioè questa unione di un dato nu-mero di associati, stava in un falansteroo locale ove vivevano tutti insieme. Par-tendo da questa idea, della quale nonabbiamo dati sufficienti per valutarenè le difficoltà di applicazione, nè tutti ivantaggi, Fourier, al pari di Fenelou nelsuo Telemaco , immaginò uno stato sociale poetico dove ciascuno era felice, perquanto glielo poteva permettere il suolavoro e la sua capacità.

Per avere un idea di questo sistemasupponiamo per un momento il falan-stero organizzalo e vediamo in qual guisasi sosterrebbe, Fourier risponde col suolavoro. Ma come ripartire i risultamentidi questo lavoro? Egli voleva che all’en-trare nella associazione ciascuno avesseun titolo che rappresentasse la sua quo-ta nella società, ed era questo certo unmezzo per ripartire i frutti del lavoro.Ma in qual modo avevasi poi a ripartirequesti secondo il lavoro di ciascheduno ;seconda base della distribuzione delle

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ricchezze nel sistema di Fourier ? Quicominciano le difficoltà in lutto il lorovigore. Senza poter pretendere di espor-re qui tutte le idee di Fourier su questopunto importante, diremo che egli vole-va che vi fosse una classificazione neilavori, e che quelli liberali, che son quelliche paghiamo maggiormente,fossero tal-volta i meno compensati. I lavori che ave-vano le maggiori ricompense erano quellipiù faticosi e più utili. Non perciò deecredersi che egli non intendesse di darenessun compenso a quelli che potevanoriuscire più piacevoli a farsi : ciascuuoera ricompensato e gli ingegni più sve-gliati e che emergevano sugli altri ave-vano qui pure il loro posto, che era ilpiù distinto, come pure lo hanno nell’at-tuale nostra società. Fecersi già alcunisaggi del sistema di Fourier, ma non die-dero que 1 risultamenti che se ne aspetta-vano, gli uni per mancanza di fondi, glialtri per mancanza di tempo. Qualunqueidea possa aversi del suo sistema, certo èperò doversi onorare un nomo che dedi-cò tutta la sua vita a tentare di sciogliereil più importante problema, quello cioèdi distruggere l 1 inuguaglianza delle con-dizioni, della quale sopportiamo i malicontinuamente.

Le idee di Fourier cominciano inoltread essere applicate senza che vi si pensi :l’:associazione va penetrando dappertut-to: compagnie s 1 incaricano di illuminarea centinaia le case, le botteghe, le strade ;altre legano insieme i popoli con nuovimezzi di comunicazione, e cosi di moltie molti altri oggetti. Per far meglio com-prendere l’idea la più originale di Fou-rier e quella che più direttamente ri-guarda 1’ argomento di cui ci occupiamo,vale a dire, la piacevolezza del lavorociteremo qui un passo di questo innova-tore.

» Finora, dic’egli, la politica e la morale