Band 
Tomo XXI. [Supplimento.]
Seite
461
JPEG-Download
 

Falce

falci furono meno arroventate in certi sitidie in altri ; allora la tempera non èuguale, e ne risulta, che la falce non hala stessa durezza in tutta la sua estensio-ne, avendo una parte assai dura, e l’altraassai molle. E facile 1’ avvedersi di que-sti difetti, passando lievemente sul suotaglio una pietra da arrotare, di cui si co-nosca la durezza, e secondo che questapietra morde più o meno, si ghigne adassicurarsi se il taglio è ben uguale, s’ èpiù duro in un sito che nell'altro, o s’ ètemperato al giusto suo grado. Si posso-no anche riconoscere i suoi siti duri omolli, battendo a lievi colpi il taglio diun coltello sopra quello della falce, o fa-cendo lentamente strisciare sopra que-st’ ultimo una piccola lima dolce : le dif-ferenti impressioni fatte dal coltello odalla lima indicheranno bastantemente leineguaglianze della tempera. Si segne-ranno allora sulla lama con uno stro-mento acuminato i siti molli ed i duri, evolendo indurare il taglio dei primi, siumetteranno essi coll’acqua fredda, co-me pure 1’ incudine ed il martello desti-nati a temperare le falci, e si batterannoquesti siti, fintantoché il taglio ne siastabilito, giacché 1’ acqua fredda dà allalama una tempera più dura ; i sili durial contrario si batteranno asciutti, per-chè i colpi dati in tal guisa stemperanoalquanto la lama, e la rendono più dol-ce. Inoltre anche la forma del taglio del-le falci dee variare secondo la qualitàdelle erbe che si vogliono tagliare ; cosìdeve essere corto per Je erbe forti e peiforaggi di stelo più grosso, lungo e piat-to per le erbe più fine, ed a ciò è anched’uopo avvertire nell’ aguzzare la falce.Questa operazione si fa a quel modo cheabbiamo indicato nel Dizionario (T. V,pag. 4^7)- Pochi sono quelli che sap-piano battere convenientemente le falci;molti invece le guastano, e da ciò deriva

Falce

1’ inconveniente di alcune falci che han-no il taglio ineguale e come a onde : sidee battere dappertutto ugualmente, a-vendo sempre riguardo alla qualità delferro, nel luogo ove si batte. In vece ditenere la pietra da aguzzare in un bosso-lo pieno di acqua, alcuni la ravvolgono dipaglia o d’ erba bagnata e la pongonocosi rivestita nel bossolo.

Un agricoltore francese pubblicò inun giornale una nota, nella quale racco-manda come assai utile di mescere all’a-cqua pura dell’acido solforico concen-trato nella proporzione di di libbra(o cllil ',i a5) in 2 litri d’acqua (2 chi], ).Tutta la spesa ammonta, dic’egli, a duesoldi al giorno che costerà 1’ acido, edall’ acquisto di una fiaschetta di piomboo di legno per contenere il miscuglio.Bagnando la pietra in quest’acqua acidae aguzzando con essa la falce, assicurache questa taglierà assai bene, nè avrà'più bisogno d’essere battuta tanto so-vente, come ora si pratica, bastando difarlo una o due volte al giorno. Un al-tro mezzo più efficace ancora, secondolo stesso agricoltore, è di adoperare me-no sovente la pietra da aguzzare e disostituirle invece un pezzo di legno dol-ce, quale sarebbe il tremolo od il piop-po, evitando 1’ abete che colla sua resinaguarentirebbe la falce dall’acido ; questolegno, della stessa forma che la pietra,bagnasi nell’ acqua acidulata, cui siasiaggiunta eziandio della sabbia minuta.A dir vero, qualunque sia il vantaggio diquesta maniera di aguzzamento non lacrediamo tale che 1’ uso se ne possa ge-neralizzare, giacché I’ acido solforico èsostanza pericolosa fra le mani de’ con-tadini, ed i loro vestiti si risentirebberofacilmente della vicinanza di esso, a me-no che le fiaschette non chiudessero congrande esattezza o non si avessero parti-colari avvertenze. Tuttavia in alcuni casi