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Tomo XXVIII. [Supplimento.]
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a64 Ionico

(lo del tino. Il guado, che contiene assaipiù sostanza legnosa, formava una massavoluminosa in mezzo del liquido. Le tin-ture con questi due lini riuscirono moltodiverse, poiché quello col poligono davabegli azzurri chiari anche in capo a cin-que minuti, mentre invece quello col gua-do non dava che una tinta «li un giallosporco senza alcuna apparenza d’indaco.Supponendo che questo ultimo tino nonavesse fermentato abbastanza si continuòa riscaldarlo e tenerlo agitato ancora permolti giorni,ma senza ottenere effetti piùsoddisfacenti.

Yilmorin il figlio asserì potersi mon-tare un tino a freddo con le foglie secchedel poligono, liberate dapprima con varieebollizioni da tutte le materie solubili nel-1’acqua. Girardin e Preisser volendo ve-rificare questa asserzione montarono unatina con i fi litri di acqua, i5o granarnedi polvere di foglie secche, ii5 granirnedi solfalo di ferro, 60 gromme di calcee 20 granirne di potassa. Prima di porregli ingredienti nell’acqua riscaldassi que-sta alla temperatura di4o°a45°, e si ten-ne agitato il tutto più volle, ma nè il gior-no dopo, nè quelli appresso fu possibiledi ottenere tinta alcuna da questo bagno.Il liquido chiaro decantato ed agitato acontatto dell’ aria, dava appena leggeriindizii d’ indaco. E probabile che la fer-mentazione, per mancanza di sufficientequantità di sostanze organiche,non potes-se in questo tiuo svilupparsi convenien-temente e porre a nudo l’indaco che neltessuto vegetale si trovava rinchiuso.

La preparazione che si dà all’ indacoquando vogliasi usarlo per la stampa del-le tele invece che per la tintura,èalquan-to diversa, ed abbiamo veduto nel Dizio-nario (T. VII, pag. I 75) come si preparicon 1’ aggiunta dell’ orpimento. Le pro-porzioni indicate dal Berzelio nella suaChimica sono alquanto diverse da quelle

Indaco

additate nel luogo sopraccitato. Dice egli,che la soluzione dell’indaco nell’ orpi*oiento si ottiene riscaldando fino all’ e-bollizione un miscuglio di una parte diindaco macinato, due di potassa e 30 diacqua, aggiugnendo una parte di calcespenta di fresco ed una di orpimento,facendo bollire il lutto perdermi minu-ti e decantando il liquore chiaro e raf-freddato, Lo zolfo e l'arsenico si ossida-no a scapito dell’ azzurro d’ indaco cheviene ripristinato e disciolto ; si rendequesta soluzione più densa con amidotorrefatto.

Philippe suggerisce la seguente ma-niera di adoperale 1’ indaco per la starna[ia delle tele. Si mesce un chilogrammod’ indaco con 2 c hil.,5o di zucchero inpolvere che espongonsi al fuoco in un va-so. Quando lo zucchero è fuso ed ha bal-lilo alcun poco, si lascia raffreddare agi-tando di tratto in tratto. Allorquanduvuoisi fare uso di questa composizionemettesi in un vaso di latta,al disopra delquale è una specie di staccio di un tes-suto di seta molto fitto di forma rettango-lare, e che è gnernito di un’assicella largaquanto lo staccio per servire di raschia-toio; 1’ indaco passa attraverso il tessutodi seta e l’operaio lo prende con lo stam-po che dee portarlo sulla tela. Ogni qualvolta rinnovasi questo movimento rade-si la superficie del telaio e si fa ricaderenel vaso 1’ indaco raccoltosi in tal guisa,non essendo per conseguenza la materiagiammai esposta ad ossigenarsi di nuovo.Si può così ottenere dell’ azzurro di unatinta solida,che potrà far le veci dell’az-zurro di Berlino nella stampa delle tele,Un solo lavacro con acqua basta per le-vare lo zucchero che servì a dar corpoall’ indaco disossigenato, evitandosi gliaccidenti che possono cagionare le vene-fiche qualità del solfato d’ arsenico ado-perato per disossigeuare l’indaco e ri-