iy° Ladano
il non aversi veruna cura per quelle pian-te che le capre o le pecore maltrattarono. Aquesto genere di lesioni devono attribuirsii guasti che fanno in generale tutti i qua-drupedi maggiori e minori qualora oibinsidi qualche pianta o la tronchino per qual-siasi motivo.
Il maggior numero di lacerazioniperò chevengano fatte alle erbe ed agli alberi, deeascriversi alla numerosa turba degli inset-ti. Assai difficile è il prevenire tanto male.Pure qualora abbiasi sospetto che rintri-stire d’ una pianta possa essere derivatoda insetto roditore, lo che potrà rilevarsianche con l’ispezione, occorrendo, dellaradice, basterà visitare la pianta, cacciarneil nemico, tagliare sino al vivo la parteoffesa, e se la medesima sia grossa, appli-carvi un cemento di argilla e sterco, e cosìs’impedirà la conseguenza della lacera-zione.
(Filippo Re.)
LACRIMA. V. Lagrima .LACRIMATOIO, LACRIMATORIO.
I vasi lacrimatori o le urne lacrimatorieerano presso gli antichi ampolle di terra odi vetro, nelle quali raccoglievansi le la-grime versate dai congiunti o dagli amicinei funerali, e questi vasi erano religiosa-mente chiusi nei sepolcri. Molti di questivasi, per la maggior parte di vetro, si sonotrovati e si trovano giornalmente, massi-me ne’ luoghi che popolati furono dagliantichi Romani. Hanno d’ ordinario laforma di ampolline o di boccette a col-lo assai lungo e stretto, con sopra unabocca od un’apertura non più grande d’or-dinario dell’occhio e fatta ad imbuto affin-chè le lacrime potessero più facilmenteraccogliersi.
(D iz. delle Origini.)
LADANO. Si dà questo nome volgar-mente al cisto di creta (Cistus creticas ,Linn.), arbusto cespuglioso che crescenell’isola di Candia , in quelle dell’Arcipe-
Ladavo
lago, nella Siria ed anche in Sicilia dovtvenne la prima volta indicato dal Caponi.Dà quella sostanza gommo-resinosa,rossanericcia e di odore molto piacevole che an-eli’ essa dicesi ladano. I Greci ne fannoil raccolto con uno strumento particolaresimile ad un rastrello che in luogo di den-ti tiene attaccate diverse coregge di cuoio.Quando il tempo è in calma e durante imaggiori caldi passano ripetutamente que-ste striscia sui cespugli del ladano, nel chefare vi si attacca la sostanza viscosa chene copre le foglie e che levasi poi dallecoregge mediante coltelli. Ai tempi di Dio-scoride non solamente raecoglievasi il la-dano con questa pratica, ma si staccavaanche quello che si era ammassato suipeli delle capre che pascolavano le fogliedi questo arbusto. Il peso specifico diquesta resina è i,i 86 ed ha un saporeamaro.
Il ladano che si trova in commercio dirado è puro ; perciò non rassomiglia pernulla a quello descritto da Guibourt, e dicui egli conserva un raro campione. Eccoi caratteri attribuiti da questo farmacista alladano puro.
Il ladano vero è nero, solido, tena-ce e poco secco; la sua frattura, benchégrigiastra, annerisce prontamente all’ aria;si ammollisce facilmente sotto alle dila, evi si attacca come la pece; sviluppa un o-dore particolare fortissimo e balsamico chesi avvicina molto a quello dell’ ambra gri-gia ; si liquefa interamente con 1’ azionedel calore.
Il ladano del commercio non è maipuro, ma sempre un misto di resine co-muni, di cenere, di terra e di sabbia ; ese gli dà la forma di cilindri rotolati aspòra, ciò che gli ha fatto dare il nomedi ladano in tortis. Il suo colore variadal grigio al nero carico; la sua frat-tura è appannata, petrosa e presenta quae là punti micacei ; il suo odore è poco