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del diametro di o'“,i6 a o'", 5 a. I cilindripiù grandi tengono otto scanalature,i piùpiccoli ne hanno quattro. I cilindri prepa-ratori che vedonsi nella fig. 8 differisconodai precedenti per le loro dimensioni sol-tanto : sono lunghi da i m , a ì"\jo egrossi o"', 42 a o"',66 ed il loro peso va-ria da 5 a 14 migliaia: i più grandi han-no dieci scanalature; quelli più piccoline hanno sette ed il diametro di esse variada o m ,o8 a o m ,o20. I cilindri distendi-tori B, B (fig. g) sono lunghi r a i m ,4e del diametro di o'"42 a o” ! , 5 o. Unodi questi cilindri tiene scanalature reltan-golariygvim.il cui numero varia fra sei edotto, la larghezza da o m ,o 5 a o’“,i6 e laprofondità da o m ,o 3 a <> m .o 6 . L’ altrocilindro ha zone saglienti p, q , r, v, il cuirisalto non è grosso che circa o m ,o 14.Queste zone entrano più o meno nelle sca-nalature per ispianare il ferro e dargliquella forma e quelle proporzioni che sidesiderano.
Fissatisi i cilindri fra due intelaiaturedi ghisa o di fèrro battuto, ciascuna for-mata di grossi ritti frammezzo ai quali so-no guancialetti pure di ghisa per riceveregli assi dei cilindri, e questi assi possonoriavvicinarsi od allontanarsi con viti aquella maniera che dicemmo farsi nei la-minatoi a superficie liscia. Ciascun cilin-dro comunica con un asse che gli trasmet-te un moto, il quale suol essere circolaree continuo, ma che nei cilindri abbozzato-ri è talvolta oscillatorio. Questi cilindrivengono mossi por lo più da una macchi-na a vapore alla estremità del bilanciere,della quale è adattata un’ asta verticalecon manubrio che fa girare un asse oriz-zontale su cui vi è una ruota dentata cheingrana con una più piccola posta sopraun altro asse paralello al primo e sul qua-le è posto uno dei cilindri. Questo giran-do sopra sè stesso fa muovere in sensoopposto l’altro cilindro mediante un in-
Lamixatmo
granaggio, ed un volante di ghisa pe-sto sull’ asse del primo cilindro con-tribuisce a mantenere uniforme il movi-mento.
Passasi il massello successivamente nel-le scanalature a, ù, r. rf, ( fig. 7 ) checomprimendolo sempre più fanno balzarvia le scorie che contiene, dandogli unaforma cilindrica ed allungata simile a quel-la cui col martello riducesi. In appressooperasi su questi masselli, che allora di-consi mazze (Imnps). in uno dei tre modiseguenti.
i.° Talvolta assoggeltansi sul momentoe senza riscaldarli all’ operazione del di-stendimento ; ma per poter ciò fare è duo-po che le mazze abbiano conservato ungrado assai forte di calore e siasi por-tato molto innanzi il raffinamento nel for-nello, sicché le molecole del ferro vi ab-biano acquistato un’aderenza fra loro mol-to maggiore di quella che hanno solita-mente . Di raro quindi può impiegarsiquesto metodo e risparmiare un caldo, edi più il ferro ottenuto in tal guisa nonha mai molto nerbo nè riesce bollito benecome quello che ebbe un caldo di più.
2. 0 La maniera più comune si è di por-re a parte queste mazze per poscia trattar-le come quelle ottenute a martello.
3 .“ Quando vogliasi avere maggior curadella qualità del ferro passansi le mazzeall’ uscire dalle scanalature dei cilindri ab-bozzatoli (fig. 7) fra altri cilindri lisci chegli schiacciano e li riducono in una spe-da di spranghe molto lunghe e grosse, pie-ne di screpolature e che presentano tutti icaratteri di un ferro imperfettissimo. One-ste spranghe lasciansi raffreddare e ridu-consi in pezzi,ciascuno della lunghezza dio m , 5 o, facendone mazzi di 4 a 4 che di-consi Jascii (blmnsJ^eA i quali passausi frai cilindri distenditori nel modo che in ap-presso vedremo.
In alcune fucine si passano i masselli