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materie oleose, carboniose o gasose chesfuggono dal lucignolo allo stato di incan-descenza. Altri attribuiscono 1’ effetto del-la strozzatura al portarsi in essa a piùstretto contatto della fiamma dell’aria pre-cedentemente già riscaldata. Anche il ca-lore che dee riflettere all’ingiù quella par-te del camino che gira intorno al foro del-la strozzatura dee contribuire al riscalda-mento dell’ aria ed a concentrare vieppiùsul lucignolo il calore della fiamma. Noicrediamo che sieno tutti questi effetti checontribuiscono a portare in un dato pun-to la temperatura ad un grado molto ele-vato e ad impedire quindi che i vapo-ri od i gas sfuggano senza abbruciarsi eche, dal grande al piccolo, sia questo ef-fetto il medesimo che avviene negli altifornelli, dove appunto una strozzatura aduna certa altezza accresce notabilmente laintensità del calore. Quello però che for-ma obbietto a spignere quanto si vorreb-be questa disposizione si è il materiale on-de è fatto il camino, il quale se ricevessetroppo calore in quel punto non vi po-trebbe resistere. Conoscendosi non per-tanto 1’ utilità che vi sarebbe a poter re-golare come si volesse 1’ effetto di questastrozzatura, si ricorse ad altri espedienti, iquali qui annovereremo siccome quelli chetendono ad ottenere-quegli effetti cui nonsi prestano gli ordinari camini.
Fino da 20 anni fa Schwickardi imma-ginato aveva di porre a metà dell’ altezzadella fiamma un anello piatto di metallo,sostenuto da pezzi di filo di ferro che stroz-zando questa fiamma serviva a renderlapiù luminosa ed essendo polito al disottorifletteva anche la luce della parte inferio-re di essa. Questa invenzione però era dalungo tempo caduta nell’ oblio, allorchénacque la stessa idea a Bynner, dietro ap-punto il riflesso dell’ effetto che producela strozzatura del camino di vetro dellelampane, ed il desiderio di annientarlo
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vieppiù, facendo che la corrente d’aria «-sterna si dirigesse sulla fiamma quasi oriz-zontalmente un poco al di sopra della par-te accesa del lucignolo. Per ottenere que-sto effetto Bynner aveva coperto il bec-co con una specie di cappello conicodi metallo alla cui parte superiore erariun’ apertura di un diametro alquanto mi-nore che quello del lucignolo, per la qua-le facevasi passare la fiamma. Questo cap-pello, che chiamava de/lessore, poggiava»,dopo acceso il lucignolo sopra la coroniche sostiene il vetro, alla distanza di 5 a 6millimetri al di sopra del lucignolo, poiaggiugnevasi il camino di vetro. Ben sicomprende che in questa disposizione lacorrente d’aria interna non subiva alcunaalterazione, ma che soltanto quella ester-na passando fra il becco ed il deflessorenel salire veniva a battere contro la facciainferiore del cappello e trovavasi riflettutasulla fiamma in direzione orizzontale; neseguiva che contraendosi questa fiamma nelpassare attraverso 1’ apertura del deflesso-re insieme con 1’ aria della corrente ester-na, venivano,secondo l’inventore, compiu-tamente abbruciate le sostanze volatilizza-te, producendo una luce viva ed intensi-tà maggiore ad uguale consumo di olio.
Bynner diede 1’ epiteto di solare >questa sua lampana, la quale ebbe ed hatuttora grandissimo favor# nell’ Inghilter-ra; ma ben presto vi si riconobbero alcu-ni difetti cui si credette necessario di ri-mediare. Per esempio, il deflessore es-sendo continuo, interamente di metallo,e salendo fino ad una certa altezza al &sopra dell’orlo del becco, non era difficilecomprendere che tutta la parte della fiam-ma posta al di sotto dell’apertura centraledi questo cappello era affatto perduta perla illuminazione, e che questa lampana,qualunque ne fosse lo splendore, formaviintorno a sè un cerchio di ombra o me-no luminoso assai grande. Per diminuir®