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appena, e che incontrasi solamente neflquanto 1’ acqua stillata, alla dose di 5o a
noceiuoli delle frutta delle altro specie,o di qualche genere della stessa famiglia.Questo aroma si leva con l’infusione ocon la distillazione nell’acqua o nell’ alco-le, i quali liquidi fa di mestieri che nonne sieno soverchiamente carichi ; imper-ciocché se si stilla più volte P acqua sullefoglie del lauroceraso, se ne leva un liquo-re detto acqua coobata di lauroceraso,che è un violento veleno pegli uomini epegli altri animali ; il che è stato bastan-temente provato da diversi casi accadutiin Inghilterra , dalle esperienze fatte aLondra , in presenza della Società reale,dal dottore Morlimer e da quelle fatte inFrancia dal Duhamel.
L’ olio essenziale di queste medesimefoglie è anche più pericoloso. In altri tem-pi in Italia se ne fabbricava sotto la deno-minazione di essenza di mandorle amare ,ed era usato per condimento nelle cucine,non che dai profumieri e dai fabbricatori dirosolii : ma le autorità ne proibirono savia-mente la fabbricazione e la vendita, a moti-vo dei funesti accidenti che potevano venirein conseguenza di un uso inconsiderato. IlFontana, esperimentando questa sostanza,potè con una sola goccia applicata soprauna piaga, far morire un cane, coi medesi-mi sintomi che si manifestano iniettando ilveleno della vipera.
A malgrado dei danni che possono pro-venire dall’ uso inconsiderato delle prepa-razioni del lauroceraso, vi hanno me-dici distinti che sono di avviso che, ammi-nistrandolo con circospezione, 1’ arte sa-lutare potrebbe giovarsene in certe affezio-ni morbose, e queste preparazioni, per laenergia onde sono dotate, potrebbero di-venire un mezzo potente di guarigione. Unpratico Inglese assicura di avere, nelle ma-lattie che ripetono per causa P ostruzionedei visceri addominali, amministrate conbuon successo, tanto Finlusione delle foglie,
6o gocce,tre o quattro volte al giorno.
Il veleno del lauroceraso è sottile asegno, che le emanazioni di quest’ albe-ro non sono senza inconveniente ; e vi hachi certifica che basta riportarsi all’ om-bra di questa pianta in tempo caldo, perprovare mali di testa e stimoli al vomito;sicuramente sarebbe di maggior pericolo loaddormentarvisi.
Non ostante le qualità nocive e le peri-colose proprietà di queste foglie, pure siadoperano tutti i giorni nelle cucine percondizionare diverse preparazioni di lat-te, col metterle nelle creme, nelle zup-pe, nelle pappe e simili, alle quali vivandecomunicano un sapore molto gustoso dimandorle amare. Ma, per la ignoranza chesi ha da molti del pericolo che vi è nell’u-sarne in soverchia copia, avviene spessoche alcuni ne restino incomodati.
I chimici moderni credono di avere ri-conosciuto che il principio deleterio cheesiste nell’aroma concentrato del lauroce-raso altro non sia che acido prussico odidrocianico, naturalmente formato in que-sto vegetale. L’azione di questo principiosull’ economia animale pare che varii mol-lissimo, secondo la quantità introdottane;imperocché a piccole dosi agisce come ec-cellente tonico ed eccitante ; a dosi piùforti diviene un gagliardo irritante, vio-lento purgativo ed anche emetico ; a dosiancora più forti, distrugge 1’ irritabilità ereca la morte quasi istantaneamente, senzache se ne possano con alcun mezzo arre-stare gli effetti funesti. Filippo Re dice,avere mangiato gran copia di frutta sec-che del lauro ceraso e che mangiansi puretutto giorno nel Lodigiano dove al collese ne trova qualche copia, senza che nederivino conseguenze pericolose ; ma chenessuno le mangia quando sono fresche.Pietro Peretti credette di trovare nell’olioessenziale di lauroceraso, oltre all’ acida