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Tomo XXX. [Supplimento.]
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4?° Lavoro

da feconda la terra ; all’ industriale comesi perfezionino i prodotti ; al commercio,come si possa facilitare a tutti la soddisfa-zione de’ loro reciproci bisogni, col cam-bio reciproco dei prodotti individualmentesovrabbondanti.

Il lavoro intellettuale può rendere piùproduttivo il lavoro manuale, facendo al-l’uopo conoscere ed adottare gli intermez-zi più convenienti e mettendolo al caso digiugnére più presto al suo scopo, dirigen-do l’azione delle forze naturali che sono adisposizione di quello. L’azione semplice dellavoro manuale dell’ uomo offre un debo-le risultamento : la sua intelligenza gli làscegliere gli strumenti che crescono 1’ ef-fetto della sua forza e della sua destrezza.

Qui comincia la distinzione fra il lavo-ro reale dell’ uomo, dovuto a suoi solisforzi fisici, ed il lavorofìtiizìo che risul-ta dalle forze accessorie e che lo sviluppodel suo intelletto e le cose di cui può di-sporre lo mettono al caso di porre ad ef-fetto, producendo dieci mila volte più diquello che avrebbe prodotto con mezzi diazione più semplici. Coi progressi dell’in-telletto, i mezzi di produrre si perfeziona-no. Un capo filatore che dirige operai aiu-tati dalla fòrza del vapore e da macellineingegnose, produce più fili di mille altricon 1’ aiuto di un semplice fuso, e la so-cietà più numerosa è perciò ben prestoprovvista di tutti i fili di cui abbisogna,con P aiuto di alcuni uomini che applica-no il proprio lavoro e la propria intelli-genza ad un piccolo numero di macchine.

Questo è certamente un grande bene pelconsumatore e questa sorprendente pro-duzione, frutto di un lavoro fittizio, loprovvede meravigliosamente; ma però gliè duopo avere i mezzi di acquistare queglioggetti che il lavoro fittizio delle macchineha posto alcuni imprenditori in istato dioffrire ; ossia, dee avere qualche cosa ca-pace di essere direttamente od indiretta-

Lavoro

mente cangiata con questi oggetti che glisi danno. Fra mille operai, dieci sono de-diti alla filatura, ed hanno dall’ intraprerr-ditore salarli, che valgono a provvederli diciò che loro torna utile. Gli altri devonoadunque rintracciare altre occupazioni dif-ferenti, capaci di metterli allo stato diprovvedere ai loro bisogni, altrimenti,nonsolamente non potranno godere dei pro-dotti del lavoro fittizio delle nuove mac-chine, ma anche resteranno, se occorre,senza alcun prodotto utile alla soddisfazio-ne dei propri loro bisogni; perchè nellasocietà nulla più si produce con le sue soleforze. Per lavorare ognuno dee avere iuecessarii utensili non solo, ma dee poter-li applicare ad una cosa capace di giugne-re a soddisfare alcuni bisogni, acciò in se-guito, cangiando queste cose con altre chegli mancano, possa provvedersi degli altrioggetti che gli tornano di vantaggio.

Doppio è adunque il primo effetto dellavoro fittizio :

1. ° Egli pone fra le mani di un piccolonumero una grande quantità di prodotti,i quali formano la loro ricchezza, mentrerende la produzione più abbondante e piùfacilmente acquistabile da quelli che hannoi mezzi di comperarla.

2 . ° Toglie momentaneamente ad ungrande numero di persone i mezzi di lavo-ro e per conseguenza quelli di soddisfareai loro bisogni fino al momento in cui unaltro genere di lavoro sufficientemente pro-duttivo venga loro offerto.

Questo effetto disastroso alle classi piùnumerose, nelle quali getta il pauperismosi accresce ancora con la direzione dellavoro che in tutte le grandi impreseproduttive è involato ai semplici operai,ìquali divengono eglino stessi semplici stru-menti dell’ intraprenditore, il quale diri-gendosi con intendUnento,diminuisce i lo-ro salari in ragione della concorrenza del-le braccia che gli si offrono : e perciò men-