Band 
Tomo XXXII. [Supplimento.]
Seite
592
JPEG-Download
 

5<j'2 Litografia

stampe litografiche, coprendolo con dueo tre stati di una vernice composta di 9parti di trementina di Venezia e 4 di ma-stice disciolto al sole in 21 parti di acquaragia. Basta porre il disegno alquanto umi-do sul vetro così verniciato e comprimer-velo stropicciando a lungo, poi staccarela carta. Finalmente un’ altra maniera diottener copie delle prove litografiche nonvogliamo passare sotto silenzio, quantun-que finora sembri ynuttosto curiosa cheutile. Osservò Andrea Cozzi che fondendoben liquido dello zolfo sopra una stampalitografica, conservava il disegno di quellanel rassodarsi. Forse da quell’ inchiostrocosì deposto potrebbesi averne prove, esiccome rimarrebbe allora alla parte supe-riore quel lato dell’ inchiostro che toccavala carta ed era così guarentito dall’ imme-diato contatto dell’ aria, così potrebbe es-ser quello più facile a riprendere gli inchio-stri litografici di ripresa, di conservazionee da stampa, nelle prove fattesi molti an-ni addietro.

Un trovato che può in qualche modoconsiderarsi come una nuova specie di li-tografia, si è quello fatto nel j.85i daGiuseppe Menici pisano. Era noto cheponendo tra le pagine d’ un libro unaicarta ove si fossero tracciate linee od al-tri segni con una soluzione di solfato diferro, e similmente un’ altra carta impre-gnata di soluzione di concino, e quindilasciate entrambe asciugare si chiudesseronel libro stesso,nuli’ostante l’interposizio-ne di molte pagine, e dopo un tempo piùo meno lungo, secondo il numero dellepagine interposte, lo stato igrometrico del-1’ambiente e della carta, giugneva unmomento nel quale i tratti disegnali colsolfato di ferro e da prima impercettibili,si facevano di color nero e divenivanoquali si sarebbero potuti fin da principioottenere adoperando l’inchiostro.

Giuseppe Menici di Pisa richiamato

Litografia

quel fatto, ed nitri consimili al pensiero,con diligenti ricerche e numerose espe-rienze trovò nella cagione stessa di quelcurioso fenomeno un nuovo mezzo distampa che è il seguente.

Prendesi del comune inchiostro da scri-vere, ma molto denso ; vi si discioglie nonsolo fino a saturazione del solfato di fer-ro, ma si fa in modo che ve ne resti unaparte di sospeso, mediante una diligentetriturazione. Si aggiugne poi una dose ditintura di lacca uguale in peso a quelladell’ inchiostro adoperato, avvertendo chequella tintura sia satura aneli’ essa, e cheil miscuglio sia reso ben intimo con lanecessaria agitazione. Con questa misturasi scrive a rovescio o si disegna sopra unapietra litografica o sopra un marmo benlevigato, e quando lo scritto o il disegnoè ben asciutto, vi si applica sopra la car-ta che dee ricevere la stampa. Questacarta potrà essere con colla o senza ;dovrà esser imbevuta di concino, o sem-plicemente di decozione di noce di galla.Potrà adoperarsi prima che sia perfetta-mente asciugata, o inumidirsi se si fosseprecedentemente affatto seccata. Una leg-gera pressione che determini un brevissimocontatto della superficie del foglio cosìpreparato contro i segni fatti sulla pietra,basterà a determinare la reazione chimicadelle due sostanze, ed a far nascere segnidi inchiostro sul foglio, che darà fedelmen-te le copie di ciò che venne segnato colsolfato di ferro, ma secondo il solito insenso inverso e per conseguenza raddriz-zato. L’ applicazione d’ un nuovo fogliopreparato ugualmente riceve una nuovastampa, lentissima essendo la total decom-posizione del sale di ferro contenuto neisegni fatti sulla lastra calcare ; così l'au-tore assicura d’ aver potuto stampare finoa trenta copie d’ un sonetto in quindiciminuti di tempo senza interruzione: dandoqualche riposo al tipo primitivo possono i