Luce
(Iremo quali nuove particolari proprietàacquisii la luce rifralta o riflessa in certedeterminate condizioni, e come anche daqueste nuovo suo proprietà siasi cercatodi trarre utili applicazioni alle arti.
8.° I raggi luminosi divergono parten-do dal punto donde sono emessi ; quindiuna superficie di data estensione ne ricevesempre meno a misura che si allontana daquesto punto centrale, formandosi un conoche ha il punto luminoso nel vertice, e dicui questa superficie forma la base. Ora sa-pendosi che le sezioni di un cono paralellealla base sono fra loro come i quadrati delledistanze dal vertice, è chiaro che la luce chevi ha su ciascun punto di queste sezionidee essere anche essa in ragione dei qua-drati delle distanze. Siccome però gli spa-zii realmente illuminati da un dato puntoluminoso crescono di fatto in uno spaziosferico, così la quantità di luce emanata,o la quantità del moto comunicato alleparticelle dell’etere supposto nello spazio,stanno in ragione dei cubi delle distanzeanziché dei quadrati, e perciò nell’ indi-care la maniera di misurare gli effetti deilumi arlifiziali, non è questa circostanzada trascurarsi, come abbiamo a luogo op-portuno notato. (Tom. IX di questo Sup-plemento, pag. 434)- La luce non vieneperò emessa dal corpo luminoso conla stessa intensità in tutte le direzioni :quando si guarda molto da lungi una palladi ferro riscaldata per guisa da divenire lu-minosa, non si può distinguere se questoccrpo luminoso sia piano o sferico. Tuttii raggi luminosi che partono da questocorpo e venggno ricevuti sull’ occhio sipossono riguardare come paralelli ; adun-que un fascio composto di questi raggi, eche abbia la stessa larghezza, ha un’ ugualeintensità, qualunque sieno i punti dellapalla donde vengono, sieno dessi di fac-ciala o sui lati. In questi casi diversi laporzione della superficie della palla, emet-
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tendo questo fascio di uguale larghezza,varia in proporzione Inversa del seno del-I’ angolo che fa con 1’ asso del fascio ilpiano tangente a questa superfìcie, dondene segue che la luce emessa dee variareproporzionatamente a questo seno.
9. I corpi non luminosi di per sé stes-si distinguonsi relativamente alla luce intre classi, cioè opachi come i legni, lepietre ; diafani o trasparenti come 1’ a-cqua, il vetro o 1’ aria, e franslucidi comela carta sottile ed il vetro offuscato.
I corpi opachi non trasmettono lucemenomamente attraverso la loro massa :ma 1’ opacità dipende sempre dalla gros-sezza, poiché tutti i corpi possono essereridotti in lamine o foglie sottili abbastanzaper lasciar passare una parte della luceche ricevono : cosi se guardasi la fiammadi una candela od anche la luce del cieloattraverso una foglia d’ oro attaccata soprauna lastra di vetro, scorgesi un chiaroreverdastro sensibilissimo.
I corpi diafani trasmettono la luce, elasciano vedere con nitidezza attraverso Jaloro sostanza tutte le forine degli oggetti. Igas ed i liquidi sembrano avere una perfèt-ta trasparenza quando sieno in piccolamassa, lasciando vedere, non solo la formadegli oggetti, ma altresì tutte le tinte deiloro colori. Tuttavia anche i più” diafanifra questi corpi, appariscono colorati quan-do abbiano sufficiente grossezza, ed è que-sta una prova eliti intercettano una partedella luce che gli attraversa. Così una goc-cia d’acqua è perfettamente limpida, men-tre in vece una grande massa di essa rie-sce di una tinta verde azzurrastra moltocarica.
I corpi translucidi lasciano [lassare unaparte della luce che ricevono, ma senzalasciar distinguere il colore, la distanza ola forma degli oggetti. Ordinariamente que-sti corpi si dicono trasparenti, al pari diquelli diafani.